La saga di “Thor” è la peggiore dell’universo MCU. O almeno la più confusa. Il personaggio iconico creato dal solito duo Lee e Kirby e ispirato alla divinità nordica dello stesso nome, fedele nei fumetti alla tradizione tragica del mito norreno e alla complessità del pantheon nordico, al cinema è quanto più distante dai riferimenti sopracitati.

Il Thor dei film Marvel, interpretato dall’australiano Chris Hemsworth (esempio eccellente di “physique du role”) , nel corso di poco meno di sette anni ha cambiato talmente tante facce e sfaccettature da essere il più indistinguibile dei membri dei Vendicatori, partendo dal “Thor” di Kenneth Branagh del 2011, buon adattamento e punto di partenza in stile Shakespeare con un dio del tuono preda dell’ “ubris” con tanto di redenzione finale e un Loki alla Edmund del “Re Lear”, passando poi a “Thor – The Dark World” (2014), fantasy “dark” con momenti di schizofrenia di genere, secondo lo schema, sempre utile evidentemente per la Disney, “dramma-gag-dramma-gag..” e un Thor che sembra muoversi per caso sullo schermo, sbattuto qua e là dalle mancanze narrative, fino ad arrivare a “Thor – Ragnarok” (2017), dove il pathos e il dramma promessi dal titolo (“Ragnarok” è la fine del mondo della tradizione Norrena e una delle migliori saghe del personaggio Marvel, nda) diventa una commedia slapstick fantascientifica, con l’eroe ridotto a un Buster Keaton coi bicipiti, copia carbone della saga evento MCU “Guardiani della Galassia”, con Chris Pratt e Zoe Saldana.

Ricapitolando. Thor, il dio del tuono e guerriero per antonomasia e uno degli esseri più potenti dell’universo Marvel, in soli tre film è passato da eroe tragico a inetto cronico fino a diventare comico della vaudeville. Ora, consci del fatto che i materiali di riferimento erano tanti e densi, e poteva risultare difficile capire quale potesse essere la scelta giusta da fare per adattare la storia al meglio, il personaggio non può resettare a zero a questa maniera e così tante volte, tonto più parlando di un protagonista che, al di fuori della versione Marvel, è praticamente impossibile da modificare dal suo stampo di eroe tragico. A nessuno verrebbe in mente di trasformare Achille in un simpaticone donnaiolo od Orlando in uno che fa gare di rutti. Non è neanche una questione legata al rispetto per il personaggio (ci mancherebbe altro), ma è proprio una impossibilità di fronte all’idea che tutti hanno di un’eroe classico, d’altri tempi, e questo Stan Lee lo sapeva. La formula Marvel/Disney di avventura leggera per famiglie è adattabile per molti eroi dei fumetti, ma per molti altri no. E, sarebbe il caso, riguardo a Thor, per la MCU di passare il testimone.

Tremo a ciò che un possibile passaggio della Fox alla Disney potrebbe fare alla saga degli X-Men…

 

 

Pierfranco nasce a Chiavari, il 1 aprile 1994, da Vittorio Allegri (giornalista) e Elisabetta Dallorso (insegnante). Si diploma al Liceo Classico Federico Delpino di Chiavari, dove si avvicina alla scrittura e alla recitazione. L’anno successivo si iscrive alla facoltà di Lingue Straniere dell’Università di Genova, coltivando nel frattempo la passione per cinema e scrittura. Perde presto interesse per l’università e decide di seguire la passione per il cinema, iscrivendosi alla Scuola Holden di Torino per seguire i corsi di cinematografia del college di Filmaking, dove si diploma nel 2015. Dopo una breve esperienza da attore e a Torino, al momento studia alla Sapienza di Roma, continuando comunque una produzione di sceneggiature e cortometraggi in qualità di attore.