Voi siete le migliori menti in circolazione, e vivete ai margini della società.
Questo è quello che Pietro Zinni (neuro-biologo interpretato da Edoardo Leo) ripete più di una volta di fronte alla sua Banda di Ricercatori fin dal primo capitolo della trilogia. Smetto Quando Voglio: Ad Honorem è il capitolo finale della saga creata da Sydney Sibilia, che si dimostra ancora una volta in grado di creare, con la collaborazione di Francesca Manieri e Luigi Di Capua, ancora qualcosa di originale. Ciò che funziona alla base di tutto, è il fatto che tutti i capitoli sono ben collegati tra di loro, e risulta positivo che sia il 2° che il 3° capitolo siano stati girati insieme, dato che sono più collegati lungo la linea temporale rispetto al primo e il secondo. Per questo motivo vediamo alcune scene e alcune sequenze (da punti di vista diversi) che avevamo già visto nei primi due film. Questa volta i vari protagonisti sono divisi perché incarcerati in prigioni diverse, ma è proprio in carcere che Pietro scopre la reale identità del Murena (Neri Marcorè), il quale si rivela fondamentale nel capire il piano del villain che abbiamo potuto vedere alla fine di Masterclass.
Di conseguenza la banda si deve riunire e, oltre a Pietro, ritroviamo i due latinisti Mattia e Giorgio (rispettivamente interpretati da Valerio Aprea e Lorenzo Lavia), il chimico Alberto (Stefano Fresi), il timido archeologo Arturo (Paolo Calabresi), l’impacciato antropologo Andrea (Pietro Sermonti), l’avventato economista Bartolomeo (Libero De Rienzo), insieme alle new entry del precedente capitolo l’anatomista Giulio (Marco Bonini), il professor Lucio (Giampaolo Morelli) e l’avvocato Vittorio (Rosario Lisma).

Cosa rende così originale questa saga e questo film all’interno del panorama cinematografico italiano? Sicuramente i vari dialoghi in cui si dibattono i vari protagonisti che incarnano alla grande lo spirito della pellicola. Poi la crescita dei vari personaggi, che passano dall’essere semplici laureati disoccupati a diventare fino a diventare capaci di architettare piani elaborati, garantendosi un riscatto sociale ben marcato all’occhio del pubblico. Infine c’è la componente sonora, uno egli elementi più importanti del film, perché descrive al meglio le varie situazioni e creare la giusta atmosfera all’interno della storia. Ad Honorem, come le due pellicole precedenti, dimostra ancora una volta che il cinema italiano può tornare a splendere grazie a questi tipi di lavori (Lo Chiamavano Jeeg Robot, Veloce Come il Vento, Non Essere Cattivo, ecc.), perché è un film che mescola elementi diversi; fin dal primo capitolo ci possiamo trovare un po’ delle atmosfere di Breaking Bad in salsa comica, c’è molto di Boris da cui arrivano tre protagonisti della serie ovvero Pietro Sermonti, Valerio Aprea e Paolo Calabresi e anche qualcosa dalla saga di Ocean’s di Soderbergh. Più che altro mescola bene, soprattutto in questo ultimo capitolo, il tragico con il comico. Smetto Quando Voglio: Ad Honorem ci mostra un fantastico percorso di maturazione da diversi punti di vista. Un film più serio, più emozionante e nuovamente originale. L’epico finale è ben gestito e dà una definitiva chiusura alla trilogia, che potrebbe rivelarsi un ottimo punto di partenza per il rilancio del cinema italiano, che ha ancora molta strada da fare nonostante sembra abbia intrapreso la strada giusta.

Voto: 90/100