Dopo un primo omicidio compiuto negli anni Ottanta si arriva ai giorni nostri, con una catena di nuovi efferati delitti. Lo schema del giallo si tinge di toni esplicitamente splatter, legato a scandali sessuali del passato, mentre sullo sfondo si manifesta una ricerca di giustizia divina. Il killer sembra voler punire infatti secondo l’ordine dei peccati capitali. La protagonista Sarah Bennett, trasferitasi col marito nel tranquillo paesino natale di Waterbury, dovrà fare i conti con i misteri del suo passato: sono i suoi genitori le vittime dell’omicidio degli anni Ottanta. Perché trent’anni dopo il Carnefice riprende il suo lavoro?

Come il titolo suggerisce, la struttura di Slasher poggia sullo schema tipico dell’horror legato alla figura del killer mascherato. La sequenza delle vicende e degli schemi della trama sono perciò abbastanza prevedibili, già ampiamente visti in altre opere canoniche. Facile il richiamo a film come Non aprite quella porta e Scream.

La serie non sembra brillare per originalità, vista la ridondanza di personaggi e situazioni tipici del genere già nel primo episodio. I protagonisti sono i classici giovani di belle speranze un po’ ingenui, che finiscono in una situazione carica di violenza e malvagità contro cui non potranno resistere. Il killer mascherato e armato di coltello ripropone caratteristiche e comportamenti classici del personaggio, muto e spietato nell’adempimento della sua missione. L’ambientazione è quella del paesino apparentemente tranquillo, che nasconde segreti oscuri e pericolosi. La vicina sospettosa, il poliziotto inefficace, e tutti gli altri personaggi secondari recitano situazioni già sperimentate.

Benché l’interpretazione degli attori lasci un po’ a desiderare, l’atmosfera creata dal plot si presenta come molto promettente. La suspense è gestita con attenzione ed esperienza, mentre i misteri si accavallano creando una rete di enigmi interessanti. Il finale dell’episodio invita a vedere come procede la storia, tra qualche momento scontato e qualche brivido.