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shut-in_voltage

Se dovessimo credere alla sinossi di Shut in, il film dovrebbe essere un thriller drammatico che preferisce non cedere a semplici trucchi per creare paura nello spettatore, puntando invece a costruire gradualmente ansia e terrore fino allo sconvolgente colpo di scena.

Credo però che ciò sia frutto di un equivoco, ovvero: se non ci sono i fantasmi o lo splatter non si può definire horror.  Oppure quelli del marketing si sono passati una mano sulla coscienza ed hanno deciso di chiamarlo thriller per dare un tono più serio a un film che non si sforza nemmeno di essere qualcosa di diverso.

La trama in breve: Mary (Naomi Watts) è una psicologa che vive isolata.  Si occupa di bambini mentre accudisce il figlio in stato vegetativo in seguito ad un incidente che le ha portato via il marito e sconvolto la vita.

Quando il piccolo Tom, giovane paziente sordomuto, scompare nei pressi della casa di Mary, iniziano a verificarsi strani fenomeni nell’abitazione della dottoressa.

Una trama semplice, narrata seguendo meticolosamente tutte le regole del Grande Libro dell’Horror: musica tesa, improvvisi rumori forti, gente che passa davanti all’inquadratura all’improvviso, telecamera traballante, ambienti bui senza nessun motivo, gente che dice alla protagonista che si immagina tutto e l’immancabile maltempo che taglia le comunicazioni e ci risparmia di chiederci “ma perché non chiama aiuto?”

A onor del vero, all’inizio sembra che il film ci provi ad essere qualcosa di originale e costruito, tutto però sciama presto. La vicenda scorre cercando di caricare la tensione fino ad un colpo di scena sorprendente, con il grave difetto però di cacciare via a calci la sospensione dell’incredulità.

Da questo punto in poi, Shut In si trasforma in una specie di Shining con svariate citazioni e momenti di autocompiacimento che sfociano in un finale finale degno di una parodia dei Simpsons

Le interpretazioni almeno si mantengono su un livello medio-buono – eliminando le scene in cui gli attori si esibiscono nel respiro tremulo ed ansimante che non ha nulla di spontaneo e veritiero.  Una buona prova attoriale per il cast, nella prima parte della pellicola, che però viene presto cancellata dalla memoria da quell’orrore che è il secondo tempo.

shut-in

Nel complesso  Shut In  è un film horror di basso livello che si crede Shining.  Manca quel guizzo in grado di trasformare una situazione trita e ritrita in qualcosa di nuovo ed interessante. Shut In è quel genere di film che da allo spettatore delle sicurezze permettendo di prevedere ed immaginare tutti gli sviluppi e i colpi della trama.

Un film che da sicurezze… a ben pensare non una gran qualità per un horror/thriller.

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