A volte la prima occasione va in bianco. La seconda invece riesce.
Parliamo di Don’t Breathe, secondo film di Fede Alvarez, tradotto in “Italiano” come Man in the Dark perchè, diciamocelo, l’inglese fa figo solo se non è troppo complicato.

Il film narra di tre ragazzi della periferia di una Detroit decadente che per sopravvivere eseguono dei furti nelle ville. Tramite una soffiata vengono a sapere che un ex militare cieco con un mare di contanti in casa e decidono di derubarlo. Sarà una pessima scelta.

La regia rende molto bene un senso di tensione onnipresente giocato soprattutto sull’assenza del senso della vista e il potenziamento dell’olfatto. Se il titolo italiano fa riferimento al buio in cui il cieco e, per parte del film, anche i ragazzi sono costretti a vivere e sopravvivere, il titolo inglese fa riferimento al rischio dovuto al rumore.

Il film non è un horror ma si salta sulla sedia come se lo fosse. Penserete di sapere come va a finire (non vi spiego perchè) ma non sarà affatto cosi. I colpi di scena sono estremamente frequenti e si rimane avvinghiati in una storia che svela semprè di più.

La sceneggiatura è perfetta mentre la regia aggiunge tensione su tensione. Se il thriller è il vostro genere non rimarrete affatto delusi. Consigliatissimo anche agli amanti dell’horror.

 

Voto 8/10

Appassionato di Disney, Marvel, film, fumetti, serie TV e chi ne ha più ne metta. Ex studente del King's College London e LUISS.