Non serve essere invincibili per essere supereroi

Dopo aver preso parte ai “Marvel’s The Defenders”, al fianco di Jessica Jones, Matt Murdock e Danny Rand, Carl Lucas/Luke Cage (Mike Colter) torna nel quartiere più malfamato di New York, Harlem. L’eroe afroamericano dalla pelle indistruttibile, questa volta, deve vedersela ancor di più con le sue debolezze e la sicurezza del suo amato quartiere. Dopo la morte di Cottonmouth (Mahershala Ali), la oramai regina di Harlem, Mariah Dillard (Alfre Woodard), assieme al suo scagnozzo e amante Shades (Theo Rossi) si sta impossessando pian piano dell’intera Harlem. Ma sia lei sia Luke Cage devono vedersela con John ‘Bushmaster’ McIver (Mustafa Shakir) che, oltre a minacciare la sicurezza per le strade del quartiere, vuole vendicarsi di quanto ha subito la sua famiglia dagli Stokes, ovvero di quanto ha fatto la spietata famiglia di Mariah.

Marvel’s Luke Cage

La prima stagione di “Luke Cage” non aveva convinto troppo né critica né pubblico, rivelandosi, a livello globale, la più debole tra le serie Marvel’s Netflix. Ma è comunque divenuta un punto di riferimento per la cultura afroamericana grazie ad un’ottimo utilizzo della musica tipica, la cura di diversi dettagli e dalla evocativa e molto suggestiva ambientazione dei sobborghi del famoso quartiere newyorchese. Questa seconda stagione continua, però, sulla stessa falsariga della precedente: una storia scialba, con un’instabile struttura alla base e che, nuovamente, non stupisce e non è così semplice arrivare fino alla fine del 13° episodio. Quello che da ancora una speranza a questa serie sono: l’interpretazione del protagonista, Mike Colter, il quale è perfetto per il ruolo di Luke Cage e, sia nella serie a lui dedicata sia nelle altre serie Marvel dove appare, rimane sempre nel personaggio. In più proprio grazie a “The Defenders” si rafforza il suo legame con Claire Temple (Rosario Dawson), personaggio che da molto valore alla serie ma, sfortunatamente, anche lei rimane ingabbiata in una stagione piatta e senza stravolgimenti, elementi che spesso danno nuova linfa vitale alle serie targate Marvel’s Netflix. Un altro personaggio, di questa seconda stagione, che si perde molto rispetto alla prima stagione è Misty Knight (Simone Missick), la poliziotta che tenta in ogni modo di far rispettare la legge ad Harlem, senza quasi mai riuscirci. Un personaggio sempre sopra le righe che non esegue gli ordini e che fa sempre di testa sua spesso rovinando i piani non solo di Luke. Infine un altro aspetto negativo della serie è il ritmo, sono davvero eccessivi 13 episodi dove sostanzialmente non accade quasi nulla di rilevante: Luke, come in precedenza, passa dall’essere osannato da tutti all’essere deriso, ogni singolo personaggio si crede superiore all’altro e il villain vero e proprio si rivela nuovamente dopo ben 6 episodi. In generale uno spreco di tempo, anche perché si poteva diluire il tutto in almeno metà delle puntate: ecco, un seconda stagione da 6-7 episodi sarebbe stata senz’altro più godibile.

Marvel’s Luke Cage

Fanno parte del cast della serie anche Tilda Johnson, la figlia di Mariah, interpretata da Gabrielle Dennis, Bobby Fish interpretato da Ron Chepas Jones, Priscilla Ridley, ispettore della NYPD, interpretata da Karen Pittman e il trafficante Turk Barrett interpretato da Rob Morgan.

Insomma “Marvel’s Luke Cage 2” si rivela essere una delusione. La storia dell’eroe afroamericano antiproiettile di Harlem continua a non convincere, nonostante un protagonista a livello narrativo molto interessante e da cui si può senza ombra di dubbio tirar fuori molto, ma molto, di meglio. Una terza stagione ci sarà quasi sicuramente, dato il finale decisamente aperto, il quale, però, è veramente ignobile rispetto al resto di questa seconda stagione di cui si salva davvero poco niente. (Tutti gli episodi sono disponibili sulla piattaforma on demand Netflix dal 22 Giugno).

Voto: 40/100

Sono un grande appassionato di Cinema e penso che l’essenza della settima arte sia il montaggio: "la combinazione dei momenti delle emozioni umane messe in immagine e formanti una sorta di alchimia." cit. Francis Ford Coppola