Vi siete mai chiesti quali sono i film italiani da non perdere assolutamente? In questa rubrica analizziamo alcuni capolavori del nostro cinema, cercando di approfondire non solo la trama e gli aspetti psicologici dei personaggi, ma anche l’Italia del dopoguerra e del boom economico.

I soliti ignoti (1958)

Nel 1908 Luigi Pirandello pubblicò il saggio L’umorismo, in cui il drammaturgo descrisse “l’avvertimento” e il “sentimento del contrario”. Il primo nasce quando si guarda qualcosa di apparentemente comico, che suscita in noi una spontanea risata, ma se ci fermassimo a riflattere sul perchè stiamo ridendo, coglieremmo il dramma che c’è dietro (pensate ad esempio a una vecchietta che si veste come una ventenne). A ciò segue il “sentimento del contrario” che nasce da una più profonda analisi della stessa situazione, e genera in noi un sorriso non più spontaneo, ma frutto di un ragionamento.

Quel che Mario Monnicelli fa ne I soliti ignoti è proprio questo: presentarci tutta la drammaticità, la povertà e le incertezze di un’Italia che vive i difficili anni del dopoguerra, ancora lontana dal boom, attraverso la comicità, dando vita al fortunatissimo filone della Commedia all’italiana, e rafforzando il prestigio del cinema italiano nel mondo (la pellicola riceverà una candidatura come miglior film straniero agli Oscar del 1959).

Finito questo lungo incipit, è doveroso precisare che I soliti ignoti è un’opera per l’appunto comica, che vanta un cast statosferico (Vittorio Gasman, Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Totò), in cui si descrive la vita di diversi personaggi in condizioni non troppo fortunate. Mario Angeletti, interpretato da Renato Salvatori, è orfano e senza lavoro, costretto qundi a piccoli furtarelli per vivere. La via di fuga da questa condizione di miseria non è di certo il lavoro, ironicamente visto, per buona parte del film, come qualcosa da evitare a tutti i costi e che porta solo fatica, ma attraverso un temerario colpo milionario in un appartamento all’apparenza disabitato. Durante le fasi della preparazione del furto, emerge tutto il talento dell’acclamatissimo regista Mario Monicelli nel mettere in luce la parte umana dei personaggi, che affrontano i disagi di tutti i giorni con la solidarietà che ha distinto la generazione del dopoguerra, rendendoli così dei veri e proprio eroi inetti, dal cuore grande,  pronti a tutto pur di fuggire dalla miseria di quegli anni.

Il film è un affresco molto realistico della società del tempo e l’utilizzo delle molte sfumature di accento, che vanno dalla calata siciliana, al romano, fino al settentrionale, rendono il tutto molto naturale, facendo sentire protagonista tutta l’Italia.

Da sottolineare in fine le bellissime musiche di Piero Umiliano, in grado di dare al film un giusto tocco noir.