Vi siete mai chiesti quali sono i film italiani da non perdere assolutamente? In questa rubrica analizziamo alcuni capolavori del nostro cinema, cercando di approfondire non solo la trama e gli aspetti psicologici dei personaggi, ma anche l’Italia del dopoguerra e del boom economico.

Il sorpasso (1962)

Uscito nelle sale nel 1962 Il sorpasso di Dino Risi rappresenta un vero e proprio road trip nell’Italia del boom economico con tutti i suoi miti e le sue contraddizioni, dove si pensa soltanto a cavalcare l’onda del benessere e a dimenticare le ombre del dopoguerra.

La pellicola non si limita a un semplice viaggio in auto, ma può benissimo essere interpretata come un viaggio d’introspezione dal sapore verista, che va ad analizzare la vita dei due protagonisti.

Il primo è Bruno Cortona, interpretato da un indimenticabile Vittorio Gasman, quarantaduenne tutto fumo e niente arrosto, ma con una vitalità e una simpatia semplicemente travolgenti, vere e proprie armi che sfrutta per apparire l’uomo brillante che forse un tempo era. Bruno vede la vita come una continua avventura, dove bisogna lasciarsi alla spalle il passato e godere di ciò che offre il presente.

Discorso totalmente opposto per il secondo protagonista Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant), giovane studente universitario timido e impacciato che, chiuso in casa a preparare un esame di diritto il giorno di Ferragosto, viene letteralmente travolto dall’esuberanza di Bruno, e anche se di malavoglia, finisce per seguirlo nel suo viaggio senza meta. Tappa dopo tappa, Roberto avrà modo di riflettere sul mondo che lo circonda, arrivando a desiderare di liberarsi delle sue incertezze e della sua goffaggine, della sua vita grigia fatta di obblighi e scadenze, per vivere un’esistenza che lo vede realmente protagonista del suo destino.

Ed è proprio negli ultimi minuti che emerge tutto il verismo dell’opera. Giovanni Verga aveva una concezione molto pessimistica della vita, legata all’impossibilità dell’uomo di mutare la propria condizione. Come si evince ne I Malavoglia, l’andare incontro al cambiamento, procura solo sofferenze, rendendo l’uomo immobile nelle mani del destino.