“Nel mio mondo questa non è una S, significa Speranza” diceva Superman in Man of Steel. Nei confronti di Justice League, uno dei film con lo sviluppo più travagliato della storia, era proprio la speranza a mancarmi. Prima gli scombussolamenti in casa Warner, poi il terribile lutto del regista Zack Snyder, l’arrivo di Joss Whedon ed infine l’annuncio del ristrettissimo minutaggio del film (il più corto della DC con appena 121 minuti, inclusi i titoli di coda e due scene post-credit, per un film corale che deve presentare tre personaggi su cinque).

Eppure, perdere la speranza prima del dovuto è l’errore più grande che si possa fare. Questo il Batman di Ben Affleck lo sa benissimo e, nonostante il mondo stia cadendo sempre più nelle tenebre dopo la morte di Superman, decide di ricontattare Diana Prince – Wonder Woman (la stupenda Gal Gadot) per mettere insieme una squadra volta a combattere l’imminente invasione aliena presagita da Lex Luthor.
È da questo momento che la speranza ricomincia a divampare (come direbbe Gandalf). Dopo una bellissima scena introduttiva accompagnata dalle note di Everybody Knows cantata in stile bondiano da Sigrid, il film nel primo atto si prende i suoi tempi (nonostante l’esiguo minutaggio) per introdurre efficacemente i futuri membri del team. Per la felicità della dirigenza Warner, Justice League trionfa nell’aspetto più importante di una pellicola corale: i personaggi. Gli eroi della DC sono tutti estremamente carismatici, credibili, con solide performance alle spalle, e interagiscono tra loro in modo convincente.
Batman, afflitto dai sensi di colpa per la morte di Superman e nelle nuove vesti di Team-Leader, funziona talmente bene da non far rimpiangere l’indimenticabile performance di Ben Affleck in Batman V Superman (uno dei pochi pregi riconosciuto da tutti). Gal Gadot, tronfia dell’incredibile successo di Wonder Woman e convinta di essere veramente la Principessa delle Amazzoni, è una garanzia per lo spettatore (molto intelligente è stata la scelta dei produttori di dare un buono spazio a Themyscira e alle sue abitanti guerriere). Il ruolo da spalla comica viene affidato ad un ottimo Flash interpretato da Ezra Miller che, nonostante ricordi molto un inesperto Spiderman, riesce ad avere una caratterizzazione originale e credibile. Il “tamarro” del gruppo sarà Jason –Khal Drogo- Momoa nelle vesti di un rinnovato e riuscito Aquaman. Infine Cyborg, il più tenebroso (non solo perché di colore) del gruppo, funge un po’ da linea emotiva della League e, nonostante sia quasi totalmente in CGI, viene interpretato in modo efficace da Ray Fisher. Insomma, Chris Terrio riesce a farci amare il team con un rimarchevole lavoro di sceneggiatura.


Ma in Justice League non sono solo i personaggi a funzionare: nonostante la produzione travagliata, lo stile dei due registi si fonde senza incongruenze, alternando sequenze d’azione spettacolari e ben costruite, dove si può notare lo stile cinematografico di Snyder, a scene di dialogo e di interazione dei membri del team, dove si nota di più il tocco di Whedon. Anche l’alleggerimento di tono in confronto a BvS voluto dalla produzione funziona: Justice League riesce ad essere ugualmente un film epico e drammatico ma con forti momenti di distensione che ne favoriscono la visione.
Nonostante i numerosi pregi, Justice League è un film tutt’altro che perfetto: il villain principale (Steppenwolf) è scontato, poco caratterizzato e mal realizzato in CGI. Non riesce a sembrare una reale minaccia e, oltre ad avere un’espressività ridicola, non fa altro che dire frasi senza senso per tutto il suo screentime. Per fortuna i Parademoni sono realizzati veramente bene e questo salva visivamente gli scontri tra Villain e League. Altro, prevedibile, difetto è la frettolosità di alcuni eventi, soprattutto nel secondo e nel terzo atto (qui l’esigua durata dell’opera ha inevitabilmente inciso). Spesso si corre il rischio di sentirsi spiazzati, non tanto per la mancata comprensione di cosa stia succedendo a schermo, ma per la rapidità con cui alcuni eroi prendono determinate scelte.
Justice League inoltre, è un film che non spinge troppo sull’acceleratore emotivo (come facevano sia Man of Steel che Batman v Superman). Ciò non è per forza un male, visto che se non si esagera è difficile perdere il controllo del veicolo ma, allo stesso tempo, risulta difficile regalare allo spettatore emozioni e ricordi che possano durare nel tempo.
Un’eccezione a questa scelta però è presente: senza svelare troppo, al preannunciato ritorno di Superman, registi e sceneggiatori spingono sul gas a tavoletta. Per questo, come è giusto che sia per un film incentrato sull’universo della DC Comics, Superman è, a conti fatti, il cuore e il motore di tutto.

In conclusione, possiamo dire che la Warner con Justice League non vi farà gridare al miracolo, ma difficilmente vi lascerà delusi. Un film visivamente curato (tranne per alcuni scivoloni in CGI) e con personaggi azzeccatissimi che ha consapevolmente deciso di non puntare troppo in alto, forse per evitare rovinose cadute, preferendo percorrere una strada più sicura in vista di un futuro sviluppo del DCEU.

VOTO: 80/100