[cs_content][cs_section parallax=”false” style=”margin: 0px;padding: 45px 0px;”][cs_row inner_container=”true” marginless_columns=”false” style=”margin: 0px auto;padding: 0px;”][cs_column fade=”false” fade_animation=”in-from-left” fade_animation_offset=”55px” fade_duration=”750″ type=”1/1″ style=”padding: 0px;”][x_share title=”Condividi questo articolo” share_title=”” facebook=”true” twitter=”true” google_plus=”true” linkedin=”false” pinterest=”false” reddit=”false” email=”false” email_subject=”Hey, thought you might enjoy this! Check it out when you have a chance:”][x_raw_content][/x_raw_content][/cs_column][/cs_row][/cs_section][cs_section parallax=”false” style=”margin: 0px;padding: 45px 0px;”][cs_row inner_container=”true” marginless_columns=”false” style=”margin: 0px auto;padding: 0px;”][cs_column fade=”true” fade_animation=”in-from-left” fade_animation_offset=”55px” fade_duration=”750″ type=”1/1″ style=”padding: 0px;”][x_blockquote cite=”Die Hard – Duri a Morire” type=”left”]McClane: “Ti dico io qual è il tuo problema, tu mi odi perché sei razzista!”
Zeus: “Cosa?”
McClane: “Sei un razzista, non ti piaccio perché sono bianco!”
Zeus: “Tu non mi piaci perché so che mi farai ammazzare.”[/x_blockquote][cs_text]Bruce Willis ha interpretato il poliziotto John McClane nei 5 film che vanno a formare la saga cult di Die Hard. Per comodità, e per non infierire, mi concentrerò sul McClane della trilogia originale, ovvero quella che va dal 1988 al 1995.

Per tutti gli anni ’80 abbiamo assistito ad action movie in cui l’eroe era sempre circondato da un’aura di onnipotenza, esempi possono essere visti nei film di Schwarzenegger (come Commando) o di nel secondo e terzo capitolo di Rambo con protagonista Sly Stallone

John McClane è profondamente diverso.

Non è un ex membro delle forze speciali, non è uno spietato Cyborg modello T-800 e non è un reduce di guerra con uno score di 70 uccisioni confermate.

McClane è un semplice poliziotto di New York che si trova puntualmente invischiato, senza cercarle, in situazioni più grandi di lui.

Il primo film della saga, Trappola di Cristalloci presenta un interpretazione di Bruce Willis fortemente basata sul detective Joe Leland, protagonista del romanzo Nothing Last forever di Roderick Thorp, da cui eredita la trama con poche modifiche. McClane vola da New York a Los Angeles per passare il natale con la famiglia, trasferitasi a causa del lavoro della moglie, e per provare a rimettere a posto le cose con quest’ultima, data la crisi matrimoniale che stanno affrontando.Già nei primi minuti di film, possiamo vedere come una serie di eventi apparentemente insignificanti inneschino situazioni che avranno un impatto lungo lo sviluppo della trama.

Il passeggero a fianco a McClane durante il volo, notato il nervosismo del poliziotto, gli consiglia di levarsi scarpe e calzini una volta arrivati a destinazione e di “stringere a pugno le dita dei piedi”. Il burbero poliziotto accetta il consiglio, ignorando però che da lì a poco la torre dove si trovava sarebbe stata presa d’assedio e sarebbe stato costretto a combattere a piedi nudi su vetri frantumati. Questo finché qualcuno “gentilmente”, gli cede un paio di scarpe.

Credo che il buon McClane abbia vissuto situazioni più piacevoli
Il buon McClane si è sicuramente trovato in situazioni più piacevoli.

Comunque sia, credo che la scena la quale racchiude l’essenza di John McClane sia quando, per evitare di farsi crivellare di colpi da un elicottero delle forze speciali di polizia, si lega un idrante alla vita e si getta dal tetto di un edificio di 30 piani.

Più o meno così.
Più o meno così.

La seconda pellicola, 58 Minuti per Morire, esce nelle sale nel 1990. Nell’anno di Total Recall e del secondo capitolo di Robocop (oltre che del francese Nikita), la saga dedicata al burbero yankee vede sicuramente una trama più verosimile, non sganciandosi dal canovaccio del primo film.

La traduzione italiana non rende.

Il rientro della moglie innesca una serie di sfortunati eventi, più precisamente un attacco terroristico, che costringono il tenente McClane a prendere in mano la situazione. L’essenza è riassumibile nel seguente  dialogo fra McClane e il maggiore Grant:

 

Maggiore Grant: “Lei è l’uomo sbagliato, al posto sbagliato, al momento sbagliato.”

John McClan: “La storia della mia vita.”

 

Il terzo capitolo, Die Hard With a Vengeance (in Italia ci siamo limitati a tradurre come Duri a Morire) esce nel 1995, l’anno di 007-Goldeney e del coloratissimo (per gli standard) Batman Forever, e cambia leggermente la struttura presentata nei precedenti capitoli. Questa volta Willis, lasciato dalla moglie e ubriaco di prima mattina, è l’oggetto di una vendetta personale, slegandolo quindi dall’elemento casuale presente nei film precedenti. Il mantello della sfiga è raccolto da Samuel L. Jackson, che interpreta Zeus Carver, assennato commerciante di Harlem, quartiere afroamericano per eccellenza, reo di aver salvato il povero McClane che era obbligato a girare in questa maniera.

Non proprio un'idea brillante.
Non proprio un’idea brillante.

Lo svolgimento della trama nell’ambiente naturale di McClane, la giungla urbana, riesce a far apprezzare e risaltare l’intelligenza del personaggio. Esemplare è la scena del taxi.

Parlare degli ultimi due capitoli vuol dire scendere a patti con l’idea che il tuo eroe da bambino si sia ormai avviato sul sentiero del tramonto, ormai diventato notte fonda dopo la partecipazione agli spot della Vodafone, quindi vorrei evitare di farlo. La trasformazione di McClane da poliziotto a una sorta di agente segreto con il compito di salvare il mondo è troppo da digerire, e imballa un ormai non più verde Bruce Willis in un vestito che gli sta a malapena.

L’ iconicità di  John McClane sta nella sua semplicità narrativa, nell’iniziare un film pulito e vestito (beh più o meno) e finirlo completamente sporcato, con gli abiti stracciati e pieno di lividi e cicatrici, e nel riuscire a far identificare il pubblico della middle class con il suo personaggio e il suo universo mentale e non.

Dopotutto, Bruce Willis è un noto repubblicano.

Grazie ad Andrea di Mauro per il meraviglioso disegno.
Grazie ad Andrea di Mauro per il meraviglioso disegno. Qui il suo Instagram e Facebook.
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Studente di Relazioni Internazionali a Roma. DC fan, Music-Nazi. Sono talmente intelligente che ho perso i capelli, ma si sa, Bruce Willis è sexy.