Raccogliamo un pò di pareri della redazione di Cinefusi sull’ultimo grande film caciarone di Emmerich. Poi non dite che non ci teniamo a farvi sapere come la pensiamo.

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Stefano Ficca:
Fate un favore a voi stessi: prima di vedere questo seguito dimenticate il filmone che incidentalmente ha lo stesso nome di questo film. Quando i vecchi personaggi, invecchiati e impazziti, inizieranno ad apparire sullo schermo voi fate come se fossero figure nuove e non gli eroi del film precedente. Dicevamo, fate finta sia un altro film e godetevi le cose che esplodono, la lunghissima sequenza di distruzione della nave aliena sulla Terra (che poi è tutto quello che effettivamente gli alieni fanno). Accettate per fede i personaggi nuovi e squisitamente bidimensionali, le trovate carine buttate nella spazzatura (i guerriglieri per dirne una) per poter meglio raccontare una storia che definire banale anche in questo genere di film. Non voglio addentrarmi troppo ma ci tengo a fare due domande: valeva la pena rovinare un film nel tentativo di tirare su un franchise? Ma soprattutto: perché a un certo punto il film per cui ho pagato diventa ”Alien giant monster VS school bus”?

VOTO: 4

 

Mattia Galante:

La storia è quasi assente, se non fosse per qualche diatriba post adolescenziale tra i protagonisti sexy del film (leggasi Liam Hemsworth e Jessie Usher). Ci sono dei tentativi per rendere il film attuale quali una donna presidente, uno dei protagonisti che si scopre gay ma non salvano il tutto. (Ad onor del vero ho dovuto leggere un altro articolo per capire che una determinata scena fungesse da coming out). Per il resto, il film è una sequenza di scene d’azione fine a se stesse.

Un film che ci fa capire come ormai ad Hollywood non si batta ciglio senza capitali cinesi. Il film è infatto stato coprodotto da molte società cinesi ed include molti attori locali. Ormai il mercato asiatico è il più importante del mondo e bisogna fare di tutto per raggiungerlo anche a costo di venire meno al solito trionfalismo solo americano.

Gli effetti speciali sono tuttavia notevoli. Se proprio volete vedere questo film e volete spenderci dei soldi, guardatelo in 3D.

VOTO: 5

 

Stefano Folegatti:

Un attacco alieno alla terra poteva ancora sorprendere 20 anni fa. Oggi di acqua sotto i ponti ne è passata, e questo fattore non è più forte come prima. Metteteci dentro anche un po’ di humor di basso livello e delle sequenze catastrofiche ben realizzate, ecco che avrete pronto il nuovo capitolo di Emmerich. Il tentativo di inserire molte situazioni diverse può anche funzionare, ma se lasciate fine a stesse purtroppo non hanno motivo di esistere. Peccato, perché ne poteva nascere qualcosa di ancor più interessante e profondo, visti i pochi temi mitologici inseriti. Invece ci ritroviamo a fine film con più domande che risposte. Senza considerare la forte sensazione di déjà-vu che si ha per via dei continui richiami al primo film. Va bene esaltare particolari momenti del precedente capitolo, ma esagerare comporta un copia incolla troppo evidente. In parole povere, un’occasione mancata. Dopotutto, se Will Smith ha deciso di non tornare in questo nuovo film, un motivo c’è.

VOTO: 5.5

 

Marco Errico

Indipendence Day: Resurgence doveva essere il sequel voluto per la ricorrenza ventennale dell’uscita del primo capitolo. Ambientato venti anni nel futuro, più che un sequel sembra di vedere un remake. Il film infatti non spicca per la sua originalità, ma anzi riprende in maniera fin troppo marcata, specialmente nella seconda metà, le orme dell’ormai cult fantascientifico del ’96, replicando ambientazioni, dialoghi e battute in maniera imbarazzante, per non parlare della trama generale. Personalmente ho odiato Liam Hemsworth che ha avuto l’ingrato compito di riempire il vuoto lasciato da Will Smith come coprotagonista, copiandone a tratti movenze e personalità.
Punti che invece avrebbero dovuto rappresentare la vera novità risultano quasi ininfluenti all’evolversi della trama e poco sviluppati, come ad esempio il progresso tecnologico, derivato dalla prima apocalisse aliena, che non è servito assolutamente a nulla per combattere i nuovi invasori.
In ogni caso il film, con le sue 2 ore abbondanti, riesce ad intrattenere quantomeno gli amanti del genere, che sebbene visto e rivisto non stanca (quasi) mai, ma risulta anche noioso e ridondante non solo per i vari buchi di trama, ma anche per quella mancanza di momenti epici alternati ad altri di drammaticità e forte impatto che avevano caratterizzato il prequel, tanto da renderlo quasi unico nel suo contesto cinematografico e che, tutto sommato, non era un’eredità così grande da gestire.

Voto: 5

 

Andrea D’Agostino

Spesso il cinema pop viene frainteso. Esiste una tipologia di persone, alquanto fastidiose a mio modo di vedere, che non riesce a contestualizzare le varie categorie di cinema. Mi riferisco a tutta quella fetta di pubblico “con la puzza sotto il naso”. I nemici giurati del primo mitico Indipendence Day (e non solo). Quelli che, per partito preso, o per un mal riposto senso di superiorità intellettuale nei confronti dell’intrattenimento di massa, criticano  questo genere di prodotti cinematografici.
Quando si va a vedere un Indipendece Day, lo si deve fare con cognizione di causa, contestualizzando genere e prodotto. Così dovrebbe essere per ogni pellicola.
Contestualizzare un genere però non vuol dire ricoprirsi gli occhi di prosciutto, ma allargare i propri limiti di tolleranza (degli errori anche, come la blanda ma funzionale sceneggiatura del primo). Alcuni film però sfondano inesorabilmente questi limiti auto-imposti. E’ l’esempio di Indipendence Day: Rigenerazione.
Quando mi prendi un film come il capostipite del ’96 e non solo mi copi l’andamento della storia, ma riproponi scena per scena quello che abbiamo visto nel predecessore, sgonfiando però il climax di tutta la pellicola di quel tono di epicità, di smarrimento, di senso di distruzione e sconfitta che pervadeva tutto il primo capitolo (vuoi per una sceneggiatura che sorpassa i confini dell’assurdo, delle interpretazioni totalmente piatte e delle scelte di regia e ritmo cinematografico spesso discutibili) allora stai superando i limiti sopracitati.
Questa pellicola è cosi: tante idee buone (la tecnologia mista umano-aliena, la guerra terrestre dei guerriglieri, il sistema mondiale, il concetto di guerr ainterplanetaria e l’organizzazione aliena) buttate al vento per la fretta e tante idee sbagliate fin troppo sviluppate (storie teen senza mordente, un’astronave aliena ai limiti dell’assurdo e trappole/logica degli scontri a dir poco improbabili). Emmerich salva in corner la pellicola dal disastro totale con delle buone scelte visive, alcune molto azzeccate, con una effettistica quasi da capogiro in diversi frangenti.
Alla fine, il film di per se scorre e intrattiene decentemente, ma non lascia assolutamente nulla allo spettatore. Preparatevi a spegnere i cervelli più del dovuto in sala.

VOTO: 5.5