Bridget Jones’s Baby è il terzo capitolo della saga cinematografica omonima iniziata nel 2001 con Il diario di Bridget Jones e proseguita nel 2004 con Che pasticcio, Bridget Jones.

La pellicola, prodotta da Universal Pictures, è uscita nelle sale italiane il 22 settembre 2016. Alla direzione artistica torna Sharon Maguire, come nel primo film, mentre la sceneggiatura è scritta a braccetto con Emma Thompson.

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Dove eravamo rimasti? Alla chiusura del secondo film avevamo lasciato Bridget felicemente fidanzata con il suo Mr Darcy.  In questo terzo capitolo ambientato 12 anni dopo, la ritroviamo piuttosto dimagrita, single e all’alba dei suoi 43 anni. Bridget (Renee Zellweger) spegne le candeline da sola, nel suo appartamento londinese, accompagnata da sottofondo musicale diverso dalla storica, strappalacrime, All by myself.  E’ una donna in carriera che lavora in un notiziario di punta e per mantenere il suo posto deve far colpo su dei 20enni hipster messi al comando.  Apparentemente sembra tutto nuovo, ma qualcosa della vecchia Bridget goffa e pasticciona c’è ancora, come l’immancabile triangolo amoroso che la vede protagonista.  Questa volta però a battersi con il fidanzato storico Mark Darcy (Colin Firth), l’avvocato tutto d’un pezzo, c’è un nuovo rivale, Jack Qwant (Patrick Dempsey) miliardario affascinante e amante delle donne. Nel giro di due settimane va a letto sia con Mark che con Jack e rimane incinta. Felicissima della notizia, c’è solo un piccolo inconveniente, chi sarà il padre?

Ecco allora che iniziano una serie di avventure le quali vedono i due uomini scontrarsi, ma anche collaborare, per stare accanto ad una Bridget in gravidanza, fino al termine in cui verrà svelato il misterioso responso.

Bridget Jones’s Baby è una commedia romantica che diverte lo spettatore come – e forse più – del primo film della trilogia a cui comunque si accosta molto, risultando un tributo in parecchi punti.  La storia è carina, niente di sconvolgente, ma ciò che la rende interessante sono le battute sagaci e la caratterizzazione della protagonista, la donna in cui tutto il mondo femminile si identifica. Mark Darcy è piuttosto invecchiato ma rimane sempre affascinante nella sua totale incapacità di esternare i sentimenti che lo accosta al Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen.  Patrick Dempsey assomiglia decisamente al caro vecchio Hugh Grant, di cui non si sente troppo la mancanza. Degna di nota è anche Emma Thompson, co-sceneggiatrice del film, con un ruolo non di secondo rilievo nello svolgimento della trama ed esilarante nei panni della ginecologa di Bridget.  Grazie alla sua penna brillante infatti, B. si scrolla di dosso quello stereotipo un po’noioso da buffona di corte che la caratterizza in Che pasticcio Bridget Jones, e diverte il pubblico esclusivamente per il suo umorismo.  Azzeccate anche le musiche, che rendono ancor più scorrevole il tutto.

Questo terzo episodio convince, anche sopra le aspettative, e tutto lascia intendere ad un ulteriore seguito, il quarto.  Merita sicuramente di essere visto.