9.0/10

mater

Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni

Disegni e colorazione: Gigi Cavenago

 

La prendo un po’ alla lontana.

Il mio rapporto con Dylan Dog è quello del lettore casuale. Si, l’ho casualmente comprato con regolarità per 15 anni buoni ma mai perché “è uscito il numero nuovo”. Di solito è un viaggio in treno, una fila, una sala d’attesa o una giornata su una sdraio. Puro intrattenimento di quello che leggi e dopo una mezzora hai solo un vago ricordo di quello che hai letto e ancora tanto tempo da aspettare davanti a te.

Ci sono stati numeri che mi hanno colpito come mazzate, altri che mi hanno affascinato, quelli che ti segnano per sempre perché parlano a qualcosa di inconscio. Dopotutto se continuo a sognare la vecchia di Feste di sangue e non fidarmi del Buio un motivo ci sarà.

Tra le centinaia di storie dell’orrore che abbiamo visto su Dylan, una di quelle che hanno colpito di più nelle budella dei lettori è stata Mater Morbi di Roberto Recchioni, curatore e responsabile dell’attuale rilancio. In quella storia veniva introdotto un personaggio che ha fatto un’enorme presa sull’immaginario dei lettori: la madre delle malattie e del dolore. Se quella storia non fosse scritta com’è scritta si potrebbe dire che a Recchioni piace vincere facile: chi non ha paura della malattia? Cosa c’è di più angosciante? Per certi versi è quasi peggio della Morte stessa.

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 Recchioni ne parla come uno che tra le braccia di Mater Morbi ci è passato a più riprese. Sa di cosa sta parlando e sa benissimo come trasmettere questa angoscia a chi legge. Questo ha reso Mater Morbi una delle storie che ha colpito di più e che, in un certo senso, ha gettato le basi per quello che poi è stato il rilancio dell’indagatore dell’incubo.

Ora con Mater Dolorosa si è deciso di rilanciare, riprendere tutta la mitologia di Dylan e cambiarla: prendere quel numero 100 così strano e particolare e lavorarci intorno di piccone e vanga per creare un nuovo immaginario espanso nel mito del personaggio. Tutto questo partendo da un semplice assunto: a cosa serve la sofferenza?

Le tavole di Gigi Cavenago ci riportano sul galeone in mezzo al mare che tutti conosciamo. Ci sono Xabaras, Morgana i marinai e il giovane Dylan. Malato di un male misterioso come il mistero del galeone fantasma che insegue la nave dei nostri protagonisti.

 

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La storia si muove su più piani di realtà tra incubo, sogno, immaginario e ricordo mischiando tutto quello che si è detto ed accennato finora. La paura del ritorno della malattia diventa malattia essa stessa. Mater Morbi ritorna prepotentemente nella mitologia dylaniana passando da “semplice” mostro a forza primigenia dell’universo dell’orrore in cui si muove il nostro indagatore, quasi superiore alla Morte stessa.

Le tavole di Cavenago sono un qualcosa di indescrivibile. La sequenza che porta alla prima apparizione dell’altro galeone mozza letteralmente il fiato. Nelle piccole vignette, come nelle splash page, si trova una potenza visiva che ti lascia incollato alle pagine mentre si dipana la vicenda.

La storia è quella di due madri, di come si cresce e del perché. Di come entrambe queste madri hanno voluto bene a Dylan (e di riflesso un po’ a tutti noi). Di come entrambe siano servite per fare arrivare Dylan (e noi) dove siamo ora. Di come entrambe queste figure siano importanti nella lotta eterna contro il Caos che Mater Morbi continua a nominare e lo stesso John Ghost sembra temere.

A cosa serve la sofferenza? A crescere e andare avanti.