Non è rimasto più nessuno a insegnarci le nostre tradizioni.

Taylor Sheridan racconta ancora una volta la sua America, quella selvaggia e animale, pericolosa e violenta dopo “Sicario” di Denis Villneuve (di cui aspettiamo con impazienza il seguito, “Day of The Soldado”) e “Hell on High Water” di David Mackenzie (che gli è valsa la nomination all’Oscar come Miglio Sceneggiatura), spostando il focus dalle natali praterie del Texas al gelo crudele delle foreste del Wyoming in “I Segreti di Wind River“, da lui scritto e diretto. Uno degli ultimi prodotti della Weinstein Company prima dello scandalo che ha travolto il CEO, Harvey Weinstein, quasi un presagio.

Il protagonista Cory (Jeremy Renner) è un cacciatore di predatori (per necessità e sopravvivenza, non per diletto) e con una tragedia alle spalle. Quando questi trova il cadavere assiderato e violentato di una diciottenne amerinda, l’FBI manda in fretta e furia la giovane ma capace Jane Banner (Elizabeth Olsen), a occuparsi del caso. I due dovranno collaborare per scoprire cosa è realmente accaduto e per sopravvivere a un territorio ostile, in cui l’unica risposta al freddo e all’isolamento sembra essere la violenza animalesca.

Premiato a Cannes con la migliore regia Un Certain Regard, “I Segreti di Wind River” è l’atto terzo della frontiera americana scritto da Taylor Sheridan, che riflette ancora una volta su un pezzo degli USA senza speranza, in cui la sconfitta umana è totale dove il corpo senza vita della nativa è simbolo di quel vergognoso eccidio perpetrato dagli Americani nei confronti di un popolo fiero di guerrieri e sciamani, privati del loro orgoglio e relegati ai limiti del mondo a combattere per la propria sopravvivenza. Un western contemporaneo che ragiona con attenzione su temi pressanti come la violenza e il razzismo, accompagnato da eccellenti performance dagli interpreti protagonisti, due estremi della stessa bilancia.

Voto: 88/100