Il 2002 è stato particolare per l’industria cinematografica statunitense: un anno dopo l’attacco alle Torri Gemelle c’è stato il primo tentativo di metabolizzare la tragedia con il film 11 Settembre 2001; 8 Mile ha consacrato Eminem come star internazionale, La 25esima Ora di Spike Lee ha visto l’esordio di uno sceneggiatore molto promettente di nome David Benioff, sono usciti grandi film come Era Mio Padre, Gangs of New York, e un promettente regista di nome Guillermo del Toro si è affermato nel panorama internazionale con Blade II.

Fra tutti questi, c’è stato un film destinato a segnare il mercato cinematografico mondiale e che ha creato un vero e proprio genere. Nel 2002 esce Spider-Man di Sam Raimi, il primo CineComic moderno.

La palla di neve creata dall’esordio dell’arrampicamuri si trasforma in una valanga con il lancio nel 2008 di Iron Man, primo tassello del puzzle di nome Marvel Cinematic Universe, e con il più recente avvio della controparte DC, che aveva comunque ribattuto nel 2005 con Batman Begins di Christopher Nolan.

Fra questi due colossi dell’industria fumettistica si inseriscono parecchi tentativi di altre case editrici, riusciti o meno, di rompere il duopolio creato; escono film tratti dall’ Hellboy di Mike Mignola, girato dallo stesso del Toro che aveva fatto la fortuna di Blade, il film di Sin City, trasposizione del mondo creato da Frank Miller e diretto da Robert Rodriguez con la partecipazione speciale di Quentin Tarantino; V per Vendetta, firmato dagli allora fratelli Wachowski, per la regia di James McTeigue e ispirato al lavoro dello stregone Alan Moore.  Fra i tentativi meno riusciti, invece, c’è un film tratto dal lavoro di un’etichetta indipendente, creata da un autore scozzese: uscito nel 2008, Wanted è stato un debutto zoppicante per Mark Millar. Nonostante il buon successo commerciale (circa 350 milioni di dollari incassati in tutto il mondo) il film lascia il tempo che trova, risultando poco più di un break di due ore, nonostante le alte pretese della pellicola. Gli andrà decisamente meglio con gli adattamenti successivi dei suoi lavori.

Millar è un autore particolare, di quella ristretta cerchia che odiano il loro pubblico di riferimento (come Grant Morrison e Garth Ennis); Kick-Ass, da cui viene tratto nel 2010 il film diretto da Matthew Vaughn (e un sequel nel 2013 diretto da Jeff Wadlow) è il manifesto del pensiero dell’autore. Il film, costato 30 milioni di dollari, sfiora i 100 milioni di incasso, ma, soprattutto, conquista la critica. L’ironia tagliente con cui Millar dipinge il mondo nerd e il filone supereroistico si accompagna a un linguaggio volgare e a una violenza esagerata, uno stile in netta contrapposizione ai lavori più family-oriented del MCU che stavano dominando la scena dei CineComic, lo stesso MCU che tra l’altro stravolgerà il capolavoro di Millar per la Casa delle idee, Civil War, trasformandolo in quel mediocre prodotto cinematografico uscito nel 2016.

Squadra che vince non si cambia e il lavoro dietro la macchina da presa di Matthew Vaughn viene talmente apprezzato dallo sceneggiatore scozzese da reclutarlo per dirigere un altro adattamento dei suoi fumetti; ci si sposta da New York a Londra, e più precisamente presso la sartoria Kingsman, sede dei servizi segreti indipendenti britannici.

Kingsman: The Secret Service è un lavoro che prende spunto dai classici spy movie all’inglese, ma li svuota di alcuni elementi fondamentali, caricandoli di personaggi ben oltre l’assurdo, caratterizzati dal linguaggio scurrile tipico dello slang londinese, e di scene action meravigliose.

Il Massacro della Chiesa, a ritmo di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, è uno dei momenti più esaltanti della storia moderna del genere action.

Il successo del film è incredibile, costato poco meno di 100 milioni di dollari ne ha incassati 414, dando vita a un sequel slegato dal lavoro cartaceo di Millar.

Quali sono quindi le potenzialità del MillarWorld?

Fatta eccezione per i lavori legati a Kingsman e Kick-Ass, per cui sono stati firmati dei contratti di esclusiva cinematografica, a partire dal 2018 inizieremo a vedere le produzioni legate al MillarWorld approdare su Netflix. Dopo il fallimento delle trattative con la Disney, il colosso dello streaming mondiale ha deciso di virare proprio sull’etichetta dell’autore scozzese, acquisendone il portafoglio ad agosto 2017, e garantendo quindi la possibilità di sviluppare materiale multimediale ispirato dalle opere di Millar, riproducendo un po’ quello che è successo tra la Disney stessa e la Marvel.

Le potenzialità di un progetto del genere sono infinite e potrebbero aprire una nuova frontiera per i CineComic, genere su cui Netflix ha puntato parecchio: prepariamoci quindi a dare un caldo benvenuto al MillarWorld!

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