Ci sono tensioni nel corso della storia recente che ancora non si sono quietate. Problemi di cui è sempre difficile parlare, perché i gesti, le violenze, gli odi affondano le loro radici in un passato ancora molto oscuro e misterioso. Uno scenario chiave di queste premesse è il Medio Oriente, nello specifico l’area israelo-palestinese che da ormai ottant’anni è teatro di guerre, discriminazione e rabbia. Difficile da menzionare senza prendere una posizione, senza puntare il dito contro qualcuno. E invece “Wajib – Invito al matrimonio” riesce a trattare questi temi con leggerezza, neutralità e soprattutto una elegante quotidianità.

Il pretesto narrativo è molto semplice e delicato: un padre deve consegnare gli inviti per il matrimonio di sua figlia e il figlio gli dà una mano. Quest’ultimo non vive più in Israele, ma risiede in Italia, un’esperienza che sta sensibilmente cambiando il suo stile di vita e il suo modo di vedere le cose. Il tragitto a stretto contatto col padre per consegnare gli inviti (i wajib del titolo) porta i due a scontrarsi su vari aspetti della loro vita quotidiana e del loro passato. Ritornano a galla quindi problemi personali e intimi, in primis il divorzio con la madre che ha lasciato la famiglia per andare in Occidente con un altro uomo. Una questione che brucia ancora, una macchia velenosa e indelebile per il padre, un drammatico ma legittimo evolversi degli eventi per il figlio.
Non mancano anche le – ahinoi – quotidiane tensioni politiche ed etniche. Padre e figlio, entrambi palestinesi, hanno due modi di affrontare la presenza israeliana nella loro città. Il primo ha imparato a convivere con essa, ad accettarne la convivenza e, se necessario per sopravvivere, a mettere da parte l’orgoglio. Tutto l’opposto fa il figlio, che invece prova un forte disprezzo per gli israeliani: da un interrogatorio, apparentemente esagerato, da parte di soldati israeliani, è nata la sua scelta (obbligata) di lasciare il paese. Ma soprattutto, nel pieno di un conflitto edipico mai veramente sanato, prova un forte disprezzo verso il padre, che si umilia di fronte al “nemico” pur di arrivare a fine giornata.

Wajib – Invito al matrimonio” è un film sfaccettato e pieno di emozioni, si sorride, ci si commuove e, come già detto, è dotato di grande tatto. Sostenuto poi da grandi interpretazioni e quotidianità esotiche affascinanti, si lascia vedere e studiare molto tranquillamente. Senza pretese, andando dritto al sodo.

Voto: 78/100