Tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia con Tonya Harding e Jeff Gillooly

Questa è la frase con cui si apre il film, chiamando lo spettatore ad analizzare i fatti dei singoli protagonisti con la possibilità di apprezzare la vicenda da tutti i punti di vista, senza riuscire a dare né torto né ragione a nessuno a causa delle versioni talmente diverse dei personaggi.
Diretto da Craig Gillespie e scritto da Steven Rogers, “Tonya” racconta la storia della pattinatrice Tonya Harding. Dall’infanzia difficile segnata dal burrascoso rapporto con la madre fino alla celebre esecuzione del suo primo triplo axel in gara, il film ripercorre l’ascesa e la triste caduta dell’atleta quando, nel 1994, venne ritenuta colpevole – insieme all’ex marito Jeff Gillooly – dell’aggressione ai danni della rivale Nancy Kerrigan.

La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival ed è riuscita, oltre ad ottenere varie candidature, ad aggiudicarsi un Premio Oscar e un Golden Globe.
Il regista, Craig Gillespie, dirige un biopic privo di uno degli aspetti principali che caratterizzano di solito il genere: la linearità del racconto. Ottiene così un film che, pur raccontando con verosimiglianza la storia, riesce a farlo con uno stile personale, per niente noioso, trasformando una vicenda da molti ricordata come una specie di soap-opera sportiva di cattivo gusto, in una dark comedy brillante nella quale si passa continuamente dal dramma alla risata. Gillespie ci porta a pattinare davanti, dietro, di fianco a Tonya, cosa che solitamente non siamo stati abituati a vedere poiché le performance di pattinatori o pattinatrici vengono fatte in campo lungo. Le coreografie riescono a risultare quasi scene d’azione, sfruttando gli effetti speciali con ottimi risultati (oggi solo due pattinatrici al mondo eseguono il triplo axel e nessuna delle due ha voluto rischiare di prestarsi per il film, per cui il salto è stato ricreato digitalmente). Il tutto viene presentato alla perfezione da una meravigliosa colonna sonora con pezzi immortali sfruttati per raccontare al meglio i personaggi tramite immagini e musica.
Un’altra ottima idea è stata quella di rompere la quarta parete e di far guardare in macchina gli attori durante le finte interviste, riuscendo a mantenere acceso l’interesse degli spettatori fino alla fine grazie a questo ritmo serrato e coinvolgente.

Margot Robbie – attrice e produttrice della pellicola – ci offre una magistrale interpretazione della protagonista, Tonya, riuscendo a impersonare la psiche di una degli atleti più controversi della storia dello sport americano. Come a dichiarato lei stessa in un’intervista, si è allenata per quattro mesi dando vita, anche grazie alla controfigura e a un abile montaggio, a una parte assolutamente credibile.
La perfida e glaciale madre di Tonya, LaVona Harding, viene interpretata da una formidabile Allison Jeanney. Il rapporto tra madre e figlia, basato su insulti e umiliazioni nei confronti di quest’ultima, è la chiave per capire gli atteggiamenti autodistruttivi della pattinatrice sia sulla pista che nella vita privata, caratterizzata da rapporti violenti e dal bisogno di sentirsi accettata da qualcuno. Un ruolo non semplice da personificare, ma Allison Jeanney è riuscita comunque a renderlo “umano” e non privo di sentimenti. Proprio grazie a questo ruolo è riuscita ad aggiudicarsi il suo primo Premio Oscar e il Golden Globe come Miglior Attrice Non Protagonista.
Tra gli altri personaggi principali troviamo il marito (ex, ormai) Jeff Gillooly, interpretato da un notevole Sebastian Stan, che riesce a dar vita, con Margot Robbie, ad una relazione schizofrenica e feroce, un legame malato che per tutto il film non smette di collidere nell’oblio totale, ma di cui entrambi non riescono a fare a meno.

Tonya” mette in evidenza quanto il sistema mediatico americano sia pronto a distruggerti da un momento all’altro: una brillante miscela fra commedia, dramma e ricostruzione sportiva, esaltata da memorabili interpretazioni che rendono umana la storia di Tonya Harding.
Un film che non delude lo spettatore, ma che coinvolge nel suo ritmo e nella follia dei suoi personaggi.

Voto: 90/100