Titolo film: Thor: Ragnarok

Data uscita: 2017-10-25

Regista: Taika Waititi

Attori: Chris Hemsworth,, Tom Hiddleston,, Cate Blanchett,, Mark Ruffalo

Genere: Cinecomic

72

Il terzo capitolo di una saga è spesso il più complicato, soprattutto se primi due sono stati deludenti (ricordiamo in particolare il semi-disastro messo in scena con Thor: The Dark World). Aggiungiamo poi che Thor è sempre stato il meno caratterizzato e curato tra gli Avengers, voci dicono che a Whedon il personaggio non andasse a genio, possiamo capire la difficoltà di portare in scena un buon film.

Cosa fare allora per cercare di risollevare le sorti di una saga zoppicante? I Marvel Studios hanno la risposta: gettare Thor nello spazio, affiancargli Hulk e aggiungere un’atmosfera anni 80 stile Guardiani della Galassia. Il tutto affidato a Taika Waititi, talentuoso regista di commedie.

La scena d’apertura rispecchia il film: un dialogo a tratti imbarazzante che culmina in una delle migliori scene d’azione del Marvel Cinematic Universe, accompagnata dalle fantastiche note di Immigrant Song. L’intera pellicola è un susseguirsi di alti e bassi. Taika Waititi riesce a donare al film uno sguardo interessante, diverso dai classici film Marvel. Da lodare sono il chiacchierato scontro tra i due Avengers, una buona parte delle sequenze d’azione (per lo più spoilerate da trailer fin troppo generosi) e le scene più “intime” riguardanti la famiglia reggente di Asgard. Allo stesso tempo, lo script non differisce troppo dalle “classiche” storie di Thor (una situazione iniziale di calma viene stravolta da un villain proveniente dalla mitologia norrena, Thor parte alla ricerca di un modo per sconfiggere il villain, tutto si risolve per il meglio) risultando spesso scontato e, in parte, prevedibile. Tra gag più o meno riuscite e momenti mozzafiato, il corpo centrale del film scorre lento e non impedisce qualche sbadiglio, complice il fatto che l’intero plot non riesce a creare pathos e suspance (viste le contradditorie dichiarazioni sulla durata del film, dove secondo il regista la durata era circa 20/30 minuti in meno, viene il dubbio che i produttori abbiano deciso di allungare il brodo).

Al tempo dell’uscita del primo trailer, la cosa che ha destato più interesse di stampa e pubblico è stato il tocco “innovativo” in stile anni ’80 con cui la Marvel ha voluto caratterizzare la pellicola: colori sgargianti, luci psichedeliche, musica elettronica e riferimenti pop sono padroni del secondo, lungo, atto di Thor: Ragnarok. Nonostante l’alternanza di scene fantasy (ambientate ad Asgard) e old-futuristiche (ambientate sul pianeta Sakaar) sia interessante e ben strutturata, è difficile chiudere un occhio sull’evidente forzatura nel voler inserire una parte così distante dal personaggio se non per motivazioni commerciali. Il problema è che il paragone con il lavoro di James Gunn sorge spontaneo e la parte Sci-Fi di Thor: Ragnarok non esce bene dal confronto, tanto che il tutto risulta essere un grottesca imitazione del più credibile Guardiani della Galassia.  

Al contrario, l’idea di inserire l’Hulk di Mark Ruffalo è assolutamente vincente (il film coglie il pretesto per raccontare la storia degli “esiliati” dalla Civil War). Il già citato scontro tra i due protagonisti è esaltante, il rapporto tra il Dio del Tuono e il Mostro Verde è divertente, sfaccettato e funge da colonna portante per tutto il secondo atto.

Thor: Ragnarok è un film che funziona. Intrattiene, diverte e si può considerare il miglior film sul Dio del Tuono; con qualche sforzo in più sarebbe potuto diventare un film da introdurre nel pantheon del cinema commerciale di quest’anno, vedi Homecoming. Thor: Ragnarok invece sceglie consapevolmente la strada del buon film che si dimentica il giorno dopo la visione.

 

72/100