Titolo film: The Post

Data uscita: 2018-02-01

Regista: Steven Spielberg

Attori: Tom Hanks, Meryl Streep, Sarah Poulson, Bob Odenkirk

Genere: Drammatico

86

The Post narra la storia, svoltasi negli anni settanta, che si cela dietro la pubblicazione dei “Quaderni del Pentagono” (documenti top secret) sul Washington Post. Questi documenti rivelano le strategie e i rapporti del governo americano con il Vietnam tra gli anni quaranta e gli anni sessanta. La pubblicazione di questi documenti sarà simbolo di una guerra aperta contro il governo e di una rivendicazione del diritto di cronaca e della libertà di informazione. A farsi carico di questo duro lavoro saranno l’editrice del giornale Kay Graham (Meryl Streep) e il direttore del giornale Ben Bradlee (Tom Hanks). I due giornalisti cercheranno di pubblicare ciò che il governo ha insabbiato per anni mettendo però a rischio il proprio lavoro e quello dei colleghi.

The Post non racconta solo un fatto storico ma, tramite il personaggio interpretato da Meryl Streep, celebra l’universo femminile, mostrando una donna in conflitto, intenta a prendere una dura decisione. Inoltre, il film porta con sé una morale: bisogna lottare per ciò in cui si crede anche al costo di perdere tutto. La pellicola dimostra come una singola persona possa cambiare l’intera società con la giusta audacia, perseveranza e coraggio. The Post espone non solo una guerra contro tutto ciò che è esterno, ma anche una guerra interna, non tutti i giornalisti infatti sono d’accordo nel pubblicare i documenti. Per ultimo, The Post è un omaggio alla libertà di stampa e una dichiarazione d’amore verso i cittadini americani che rischiano la vita andando in guerra e che meritano di sapere la verità su un argomento di vitale importanza.

Nonostante un inizio lento e macchinoso, l’opera cinematografica targata Steven Spielberg risulta essere assolutamente vincente per i motivi sopra citati e altri ancora: le interpretazioni sono ottime così come l’alchimia tra i due protagonisti, l’analisi dei personaggi è ottima, così come la loro evoluzione nel corso del film. Seppur la sceneggiatura non sia l’elemento di spicco, non si può non apprezzarla, soprattutto nelle parti più drammatiche come i conflitti interiori di Kay. Infine, la regia di Spielberg non delude mai con piani sequenza nell’ufficio giornalistico senz’altro vincenti. Il regista propone un punto di vista ben definito, una critica al governo che non intende sporcarsi le mani lasciando il lavoro sporco ai cittadini. Il buon vecchio Steven ci mostra come affrontare la questione, attraverso la libertà di parola.

VOTO: 86/100

Studente di comunicazione pubblica e d'impresa alla sapienza. Appassionato di cinema, serie tv, musica, calcio e videogames. Socievole, logorroico e molto ripetitivo.