E’ da poco che è realtà, ma tutti ne parlano. Il DC Extended Universe ormai è già al suo terzo film. Nonostante il pessimo rapporto con la critica, sempre più fan sono incuriositi dall’evoluzione di questo nuovo universo cinematografico. Come anche il suo predecessore, Suicide Squad è stato pesantemente bocciato dalla critica specializzata (basti vedere la percentuale su RottenTomatoes o Metacritic) ma, forse ancora più di Batman v Superman, i fan lo hanno fortemente sostenuto riversandosi nei cinema (e non solo, viste le numerose recensioni e video positivi di critici del settore prevalentemente nerd). Attualmente, il regista David Ayer festeggia i 600 milioni worldwide dopo che il film è stato in prima posizione per tre settimane di fila ed ha battuto tutti i record di incasso in agosto.

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Ci troviamo subito dopo la storia BvS: Superman è morto, i metaumani sono un pericolo e Amanda Waller, interpretata dalla bravissima Viola Davis, vuole convincere i vertici militari che il modo migliore di difendere la sicurezza nazionale è creare un team di supercattivi, iniettargli una bomba nel collo e costringerli a compiere cover operation pericolosissime per conto del governo americano.

È così che Deadshot (Will Smith), Incantatrice (Cara Delavigne), Harley Queen (Margot Robbie), El Diablo, Killercroc e Capitan Boomerang vengono “convinti” dalla cattivissima Amanda Waller a formare una squadra o meglio, una Suicide Squad.

Tantissimi personaggi tutti insieme, perché sì, il perno su cui ruota tutto il film sono loro: i cattivissimi villan dell’universo cinematografico DC.

Il film comincia proprio con la presentazione di ognuno di loro, un lungo e ritmato intro quasi da ballare, dove viene raccontata brevemente la storia dei personaggi: chi sono, perché sono “cattivi” e come o chi li ha catturati (chi ha detto Batman?). Spicca per primo il Deadshot di Will Smith: deciso, cattivo ma allo stesso tempo con il cuore tenero. Definire Will bravo è un eufemismo, caratterizza il suo personaggio in maniera graffiante, mantenendolo sul limbo tra cattivone menefreghista e aspirante capo del gruppo/leader che si preoccupa degli altri membri del team.

Ma l’anima vera del film è lei, Margot Robbie. La sua Harley è fantastica, energica, simpatica e…semplicemente pazza. Insieme a Deadshot, risulta essere il personaggio meglio caratterizzato della pellicola. Il rapporto tra lei e il Joker di Jared Leto pervade tutto il film, facendo sentire la presenza del “re dei pagliacci ” per tutta la pellicola (nonostante il minutaggio dedicato al Joker sia abbastanza ristretto, circa 20-25 minuti, causa tagli in sede finale di montaggio). Lui la cerca, la trova, la riperde e poi la ritrova ancora. Il loro rapporto è talmente tanto forte e insano da riuscir a coinvolgere pienamente lo spettatore risultando, a conti fatti, la parte meglio riuscita della pellicola. Peccato per la figura del Joker (giustamente) limitata in quanto il film parlando della Suicide Squad, per scelta dei suoi creatori, non vuole distogliere troppo l’attenzione dal gruppo con altri personaggi “secondari” non strettamente inerenti alla squadra (seppur il clown, grazie a un ottima interpretazione come quella del cantante dei 30 Seconds to Mars Jared Leto, risulta caratterizzato e funzionante tanto da far sperare di poterlo rivedere al più presto in un’altra pellicola del DCEU per poter approfondire ancora di più il gran lavoro fatto dall’attore). Spiccano inoltre l’Amanda Waller di Viola Davis (forse la vera cattivona del film), El Diablo, che insieme a Will Smith, ha il compito di portare avanti la linea più drammatica e sentimentalista, ed infine Killer Croc, personaggio al quale sono affidate si e no 3/4 linee di dialogo ma che grazie alla sua fisicità riesce a dare un notevole spessore al famoso cattivo di Batman. Peccato per Capitan Boomerang, personaggio ben interpretato da Jai Courtney, ma vittima di carenze di caratterizzazione, che lo fanno passare quasi inosservato accanto agli altri suoi compagni.

Il resto del film ruota intorno a quanto di già costruito: la trama non ha particolari intrecci o complessità di sorta. E va benissimo così (alla fine anche la trama dell’apprezzatissimo The Avergers non era anche essa un banalissimo pretesto?). È  tutto un pretesto per creare la squadra, mandarla in missione e far agire tutti i suoi componenti in spettacolari combattimenti, battute sagaci e qualche momento più drammatico. Non per questo la sceneggiatura non rivela qualche piacevole sorpresa, intrecciando in più punti in maniera intelligente la missione e le storie personali dei suoi componenti.

Il tono del film è totalmente opposto a BvS, dove il film di Snyder tendeva a toni seriosi e pensanti, Suicide Squad la butta sulla simpatia, sul trash (in senso buono) andando talmente tanto nel senso opposto ai precedenti film del DCEU da risultarci in qualche modo in contatto (avete presente quando si dice: vai talmente tanto a destra da arrivare a sinistra?).

Da un punto di vista tecnico, David Ayer fa egregiamente il suo lavoro, con un regia veloce ed esuberante, senza risultare dozzinale. Presta particolare attenzione alle scene d’azione (sopratutto quelle di stampo militare, visto il suo passato nelle forze speciali) riuscendo però a regalarci anche qualche frame iconico e di forte impatto visivo. Il montaggio è rapido e rende il film molto veloce e immediato, anche se in più punti soffre di evidenti tagli come detto in precedenza. La ciliegina sulla torta è la colonna sonora: in particolare all’inizio partono canzoni stile videoclip che ,oltre a caratterizzare personaggi o specifiche scene, aiutano a mantenere costante l’interesse (e l’esaltazione) dello spettatore. Diversi pezzi sono talmente tanto riusciti o hanno firme talmente tanto famose che sono reperibili su YouTube come singoli.

Concludo con quello che dovrebbe essere il senso del film: i protagonisti sono per una volta i villan. Sono cattivi, politicamente scorretti e individualisti. Sono fighi, senza scrupoli e spietati. Tutto questo c’è, ma non troppo. I cattivi sono cattivi, ma non troppo. Forse complice il fatto che parliamo pur sempre di un cinecomic, o il fatto che vendere un prodotto così del genere non è mai facile (nonostante Deadpool dimostri come si possa fare tranquillamente), la sensazione è chi  in realtà qui la pellicola poteva osare un po’ di più. Ayer poteva osare di più  ma, probabilmente, alla Warner non glie l’hanno permesso. Ma non tutti i mali vengono necessariamente per nuocere e uno spunto interessante, forse quello più riuscito, trapela più volte durante lo scorrimento del film: chi sono i veri cattivi? C’è differenza tra chi è cattivo ma fa una cosa giusta, chi è cattivo e fa cose cattive per il bene altrui o semplicemente chi è cattivo e fa cose cattive per il proprio tornaconto? Ayer, visto il suo passato, da una risposta abbastanza palese. Il che porta a riflettere anche sul perché delle azioni e sulla reale utilità  di organizzazioni come servizi segreti, forze speciali e contractors. Interessante per questo spunto è il personaggio della Waller.

Quello che ci rimane usciti dalla sala è, per l’appunto, una sola, unica e terrificante sensazione: i cattivi, anche per il nostro bene, esisteranno e serviranno sempre.

VOTO: 7,8/10