Nuovo appuntamento con la rubrica Roots, pensata per dare uno sguardo a quelle che sono le radici riscontrabili nella letteratura contemporanea – ispirate a fatti reali o ad opere cinematografiche.

Per completare il cerchio iniziato con lo scorsa puntata, oggi vi propongo Dahmer – Il cannibale di Milwaukeebiopic del 2002 dedicata a Jeffrey Dahmer, interpretata da Jeremy Renner e diretto da David Jacobson.

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Solitamente per raccontare una storia si dovrebbe partire dall’infanzia del soggetto in questione, ma oggi vorrei fare il contrario.

Siamo a Milwaukee, ridente cittadina del Wisconsin, casa dei Milwaukee Bucks, campioni NBA nella stagione 1970-71 capitanatati da Lew Alcindor, meglio conosciuto come Kareem Abdul-Jabbar, miglior marcatore nella storia NBA. In una serata estiva, più precisamente durante quella del 22 luglio del 1991, una pattuglia di polizia si imbatte in un uomo semi nudo che fugge terrorizzato.

Immediatamente fermato, Tracy Edwards, singhiozza in preda al terrore una verità raccapricciante. L’uomo afferma di essere stato invitato in casa da uno sconosciuto che, dopo avergli offerto da bere lo ha drogato e legato. Resosi conto del pericolo, Edwards riesce a scappare e a raccontare la sua storia ai poliziotti. Quando questi irrompono nell’appartamento, troveranno la più classica della casa degli orrori. Polaroid di cadaveri, teschi dipinti, pezzi di carne umana in congelatore e peni in formaldeide.

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Gli agenti, quel 21 luglio, furono scrupolosi nella perquisizione della casa, a differenza di quelli in cui si imbatté Konerak Sinthasomphone, un ragazzo laotiano che era riuscito a scappare dalla Macelleria Messicana di Dahmer, salvo poi essere riconsegnato allo stesso proprio dalla polizia.

Il modus operandi era sempre lo stesso: abbordava giovani uomini (solitamente afroamericani e asiatici, meglio se con precedenti alle spalle) in locali omosessuali, proponeva loro un rapporto sessuale o un bicchiere di vino, li strangolava e li smembrava con un’ascia. Molto spesso venivano praticati atti di necrofilia. 

Dahmer era un Serial Killer mosso da pulsioni sessuali represse, come molti, ma con una differenza ben marcata. Non veniva da una famiglia disagiata, il padre era un chimico, ed eccezion fatta per alcuni problemi di salute, aveva avuto un’infanzia tranquilla. I primi segni di squilibrio iniziarono a manifestarsi intorno ai sei anni, quando cominciò a mostrare tendenze zoosadiche (il piacere derivante dall’infliggere dolore agli animali).

Nel 1978, poco dopo il divorzio dei genitori, arriva il primo omicidio. Dahmer carica in macchina Steve Hicks – un autostoppista – e dopo aver consumato un rapporto sessuale lo uccide con un bilanciere, ne smembra il corpo e lo nasconde nel bosco dietro casa.

Da quel giorno, inizia una scia di sangue durata ben tredici anni, portata avanti anche nei due anni di leva.

Il processo vedrà la condanna di Dahmer all’ergastolo per tutti i capi di imputazione, accumulando ben 957 anni di carcere. 

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Convertitosi al cristianesimo, troverà la morte nel carcere di Portage per mano di un detenuto schizofrenico, Christopher Scarver. In preda a un delirio religioso, colpirà alla testa Dahemr e un altro detenuto inserito nel programma di pulizie carcerarie con un bilanciere da palestra. 

Ironico no?

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