La vita è il presente! È davanti a te!

Dopo aver passato metà dell’infanzia nel Bosco dei 100 Acri, Christopher Robin, ormai adulto, vive a Londra con la moglie Evelyn e la figlia Madeline. Il piccolo uomo lavora nel reparto amministrativo di un’azienda che confeziona valigie. Sfortunatamente la ditta è in crisi e Christopher deve trovare una soluzione entro il fine settimana, altrimenti molti dipendenti saranno licenziati, perciò è costretto a sacrificare il weekend con la famiglia nella casa di campagna del Sussex, nella quale si trova l’albero che porta al Bosco dei 100 Acri. Intanto Winnie Pooh non trova più i suoi amici, nel cercarli entra nella cavità dell’albero e si ritrova magicamente a Londra. I due compagni di avventure si incontrano dopo tanti anni ma oramai Christopher Robin è cambiato. Toccherà perciò all’orsetto fargli ritrovare quella gioventù persa e toccherà all’adulto Christopher Robin aiutarlo a ritrovare i suoi amici.

L’opera targata Disney ha la grande forza di avere una meta globale. Infatti è un film che può piacere a tutti i tipi di generazioni. Il film critica il capitalismo, lo schiavismo che rovinano la vita e la natura dell’uomo, ma al tempo stesso porta un messaggio di fondo: quello di non perdere mai il proprio lato infantile perché, senza, saremmo perduti e perderemmo le cose a cui teniamo di più. “Ritorno al Bosco dei 100 Acri” altro non è che un viaggio dell’Io alla riscoperta di se stesso, alla riscoperta di quella parte di noi che abbiamo perduto inconsciamente ma che non è scomparsa. E chi se non gli amici può farti ritrovare quel lato rocambolesco e puerile? In fondo “Ritorno al Bosco dei 100 Acri” è un omaggio alla famiglia, all’amicizia e all’amore che sono gli elementi vitali dell’essere umano. Per tutte queste ragioni non si può non rimanere soddisfatti perché la pellicola funziona: dall’ ottima interpretazione di tutto il cast, in particolare si è rivelata azzeccata la scelta di Ewan McGregor come protagonista, ruolo non semplice ma che rispecchia il lavoro fatto su sé stesso per interpretare il personaggio, e l’interpretazione di Madeline (Bronte Carmichael) che dimostra tutto il suo talento recitativo nonostante la giovane età. A questo però si aggiunge una buonissima sceneggiatura capace di commuovere gli spettatori, fino ad arrivare alla regia di Marc Forster che riesce a intrattenere il pubblico senza mai far risultare il film noioso o sottotono.

“Ritorno al Bosco dei 100 Acri” non ha una trama puramente originale, è difficile, infatti, non trovare analogie con “Hook – Capitan Uncino“, ma se l’opera di Steven Spielberg si focalizza maggiormente sull’evoluzione di Peter Pan soprattutto da quando si trova nell’isola che non c’è, la pellicola di Forster punta di più sull’impatto emotivo sul pubblico attraverso la storia. Ma risulta essere proprio questo elemento presente in “Hook” l’unica pecca di “Ritorno al Bosco dei 100 Acri“, l’evoluzione del protagonista perde sostanza da quando si trova nel bosco, perché, assieme alle soluzioni e alle svolte narrative, risulta troppo semplificata e veloce. Un peccato perché alla fine la sequenza del ritorno al bosco è il fulcro del film.
Nonostante tutto ciò, non si può non apprezzare la pellicola. E’ vero che si perde sul più bello, ma dimostra comunque di avere carattere, di saper far divertire, commuovere e riflettere. Ma, soprattutto, “Ritorno al Bosco dei 100 Acri” ha la capacità di parlare a cuore aperto al pubblico, consigliando di non abbandonare mai i propri cari e che, per farlo, non bisogna abbandonare sé stessi. E se dovesse succedere proprio questo non è mai troppo tardi per riprendere la retta via e chi può aiutarti se non un vero amico?

VOTO: 78/100