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Soggetto e sceneggiatura: Michele Medda

Disegni: Germano Bonazzi

Colori: Oscar Celestini

 

Nella migliore tradizione dopo universi paralleli, catastrofi planetarie, arcinemici implacabili e morte di entità divine si torna ai grandi classici per alleggerire il tutto e sono sovraccaricare la digestione del lettore.

 

Col numero scorso l’intero universo narrativo di Nathan Never è stato scombussolato lasciando i lettori con mille domande sul nuovo scenario in cui si muoverà il nostro musone preferito. Come lo stesso Medda fa presente nell’editoriale le macrotrame innescate in Nathan hanno bisogno di tempo per svilupparsi e quindi cosa c’è di meglio di una “bella storia di una volta”.

 

Si perché questo dove muoiono le stelle è la Classica Storia di Nathan. Uno di quei numeri dove si riprendono tutti i temi portanti che ci hanno reso fan di questo personaggio e di questo mondo. Si inizia nel più classico dei modi: voce narrante al passato, bella in pericolo e l’atmosfera da cavaliere solitario. Una storia classica che ricalca i punti fermi del noir e del hard boiled a cui Nathan Deve molto.

 

La trama procede sui sicuri binari del genere inserendo di tanto in tanto scene e situazioni fantascientifiche. Ad esempio tutta la routine di Sadie ha un fascino futuristico (e nemmeno troppo in realtà) è i mutanti e i riferimenti alla particolare architettura della città di Nathan.

 

È una storia fuori continuity che può apprezzare il lettore storico così come quello casuale. Se non fosse per l’apparizione di Elania potrebbe benissimo essere una storia del passato della serie. Una lettura piacevole che gioca sulle certezze senza andare ad aggiungere o togliere nulla alle decine di storie simili già viste nella serie.

 

Capisco però che non si può mica sconvolgere l’universo ad ogni numero.