Mine, diretto da Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (Fabio & Fabio), è uscito nelle sale Italiane il 6 Ottobre. A primo impatto potrebbe sembrare un semplice film di guerra, in realtà non lo è.

La pellicola è il prodotto di un lavoro congiunto Italo-Statunitense con il supporto del Programma Europa Creativa dell’Unione Europea, del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo e de Instituto de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales.

Durante una missione in Afghanistan, il soldato Mike Stevens (interpretato da un Armie Hammer decisamente in forma) calpesta una mina antiuomo nel tentativo di salvare un suo commilitone, Tommy Madison.  Cinquantadue ore di attesa per i soccorsi lo metteranno alla prova, sia fisicamente che psicologicamente, la disidratazione è dietro l’angolo e gioca a nascondino.  Il sole del deserto, la compagnia di un berbero suonato ed il gelo della notte, costringeranno Mike a far pace con i suoi demoni, accompagnando lo spettatore in un viaggio attraverso il passato del cecchino dei Marines.

La pellicola può assimilarsi ad una gigantesca metafora della vita, che trova nell’ultimo quarto d’ora il suo culmine emotivo. La regia ed il montaggio diventano essenziali per coinvolgere lo spettatore ed immergerlo nell’esistenza del protagonista, creando una sorta di confessionale.  La posizione dell’uomo inginocchiato, che Mike usa spesso per riposarsi, pur senza rilasciare il peso sulla gamba critica, diventa il trait d’union della sua realtà.

mine

Mine, è un’eterea opera introspettiva che gioca sul titolo per stabilire una dualità e un’alternanza fra ciò che è reale e ciò che è personale.  Sono strettamente legati il “Mine” del protagonista, inteso come il suo essere, e il “Mine” fisico, la mina sotto di lui.  In un’elegante danza si gioca, a colpi di passato.

Si esce dalla sala estasiati.  E’ un film consigliabile a chiunque, un grande slancio in avanti per il cinema italiano.

Voto
4