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È notizia di pochi giorni fa la partecipazione di Frank Miller al prossimo Lucca Comics & Games. Il padre del moderno Batman, di 300 e Sin City sarà l’ospite d’onore per la 50° edizione della fiera del capoluogo toscano. Una lunga storia di collaborazione con il mondo del cinema, che ha curiosamente rischiato di interrompersi immediatamente. La gestazione del suo esordio sul grande schermo, RoboCop 2, era stata a dir poco travagliata. Troppo violenta, troppo politicizzata. Troppo.

Anche il personaggio che aveva dato la celebrità a Miller, Daredevil, non aveva avuto un ottimo approccio con l’intrattenimento visivo. Il film del 2005 con Ben Affleck è una nota dolentissima, al pari di Batman & Robin del 1997, nella mia memoria. Confusionario, iperaccelerato, combattimenti ridicoli, personaggi non approfonditi. Brutto.

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Mentre Ben Affleck va andato a cercare la redenzione in casa DC, la Marvel decide di investire su Netflix per il rilancio del Diavolo di Hell’s Kitchen, dando vita a una piacevole sorpresa.

Daredevil è un eroe diverso da quelli a cui ci ha abituato il Marvel Cinematic Universe. Non vola, non è potenziato geneticamente, e, soprattutto, non è un Dio. È un vigilante urbano nella New York pullulante di tizi in calzamaglia. Per essere più precisi, è un vigilante “circondariale”, occupandosi del suo quartiere natio, Hell’s Kitchen.

Dopo esser diventato cieco, Murdock (interpretato da Charlie Cox) perde il padre, un mestierante della boxe colluso con la mafia. Non avendo avuto giustizia si cuce un costume rosso e decide di indossarlo quando sarebbe stato pronto. Viene allora addestrato da Stick, non vedente maestro dell’ordine ninja dei Casti. Oltre alle arti marziali, Stick insegna al giovane Matt ad amplificare le proprie percezioni sensoriali, trasformando la cecità del ragazzo in un dono.

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Le analogie con Batman si fermano qua. Mentre il “Pipistrello di Gotham” è diventata la vera essenza di Bruce Wayne, riducendolo a una sorta di maschera pubblica, Matt Murdock, questo l’alter ego del Diavolo di Hell’s Kitchen, è un uomo conteso dalla Luce e dal Buio.

Mentre di notte Daredevil da brutalmente la caccia ai criminali che infestano il suo quartiere, di giorno Matt Murdock e il suo socio Foggy Nelson gestiscono il loro omonimo studio legale, dando aiuto a chi nella zona non se lo può permettere. La forte fede di Murdock contrasta perfettamente con il suo costume notturno.

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La scelta del format televisivo permette di conoscere più a fondo il personaggio, facendocene apprezzare tutte le sfaccettature. Si passa da episodi dedicati interamente alla legalità di Matt Murdock, ai suoi affetti, alla sua vita quotidiana e ai sui tormenti, a episodi in cui domina la crociata clandestina di Daredevil. Tutto questo mostrando una grande capacità di gestione del ritmo.

Ritmo, che a onor del vero inizialmente latita. La svolta nella serie arriva con la prima inquadratura su Wilson Fisk, sul finale del terzo episodio. Fisk, interpretato da un Vincent D’Onofrio perfettamente a suo agio nella corporatura e le movenze del futuro Kingpin, è l’altra faccia della medaglia di Murdock. Spietato e senza scrupoli, se non nei confronti della sua compagna Vanessa, Fisk sogna di rendere Hell’s Kitchen il fiore all’occhiello della Grande Mela, poco importa se con aiuti poco leciti e sfrattando i residenti. Anche la gestione di alcune sottotrame lascia qualche perplessità.

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Nonostante questo, la partecipazione di Netflix è stata sicuramente azzeccata, dando vita a un ottimo adattamento.

Studente di Relazioni Internazionali a Roma. DC fan, Music-Nazi. Sono talmente intelligente che ho perso i capelli, ma si sa, Bruce Willis è sexy.