È difficile uscire dall’ombra di tuo padre.

Per quanto impegno si possa mettere, rimarrai sempre “il figlio di”. Dall’esterno si ha spesso la sensazione che questi individui provino a cavalcare l’onda, sfruttando la fama del genitore solo come amplificatore per i profitti. Si ignora però che, spesso e volentieri, le nostre passioni principali si adagiano su quelle che sono le passioni dei nostri genitori. Nascere e crescere in un contesto dove giorno e notte l’aria è impregnata di atmosfera creativa non deve essere semplice, sopratutto se decidi, come molto spesso accade, di percorrere la stessa strada. Allora, per liberarsi del cognome importante, ci si presenta con una nuova identità. È il caso, ad esempio, di Nicolas Cage, nato Nicolas Kim Coppola. Vi dice qualcosa?.

Se, però, tuo padre è il Re, ci sono dinamiche da cui non puoi scappare.

Se sei il figlio di Stephen King, guarderai sempre l’abisso in cerca di ispirazione. E se l’abisso cercherà di guardare in te, probabilmente fuggirà a gambe levate.

Joseph Hillstrom King, meglio conosciuto nell’ambiente come Joe Hill, è uno scrittore agrodolce. Non esaltante, a mio avviso, la produzione letteraria, dà il suo meglio nelle veste di scrittore per il fumetto.

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Somiglianza fisica ne abbiamo?

 

 

 

 

 

Locke & Key, scritta da Hill e disegnata superbamente da Gabriel Rodriguez, ha avuto il merito di farmi venire la pelle d’oca in 5 o 6 occasioni. Come ad esempio questa.

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La trama risulta abbastanza semplice nel primo volume, Benvenuti a Lovecraft:  la tranquilla vita della famiglia Locke, in vacanza presso la casa di campagna, viene sconvolta quando due ragazzi problematici uccidono il capofamiglia. Da qui, attraverso una serie di flashback, si inizia ad entrare nell’intimità della famiglia Locke, e si delinea il legame fra l’omicidio del capo famiglia e la casa in campagna, chiamata iconicamente Keyhouse. Iconicamente, perché, la serie gioca su una serie di multiversi a cui si può accedere solo se in possesso di determinate chiavi.

I riferimenti a King sono tanti, troppi per non essere colti. Partiamo dall’inizio.

Porte e multiversi sono già state ampiamente trattate dal Maestro del Brivido in svariate situazioni. Le possiamo trovare ad esempio in Rose Madder e rappresentano l’intero impianto narrativo della saga de La Torre Nera. Il tema della casa infestata è ampiamente trattato in Rose Red, miniserie tv scritta e sceneggiata da King stesso. La sovrapposizione dei flashback ricorda parecchio la narrazione di It, e anche le scene oniriche strizzano parecchio l’occhio a molti lavori, Pet Sematary su tutti. 

Come dicevo all’inizio, uscire dall’ombra, e soprattutto da un universo di riferimento estremamente vasto come quello del Re, è difficile, se non impossibile. Un vecchio detto dice “se non puoi batterli, unisciti a loro” e Joe Hill sembra aver recepito perfettamente il messaggio. Il punto di forza della serie, oltre ai disegni bellissimi, dinamici e senza troppi fronzoli, è il respiro. 

La grande capacità di Hill è stata adattare la vasta miniera a cui poteva attingere al suo modo di scrivere, ed aggiornare la classica struttura del romanzo Kingiano, rendendola perfetta per il fumetto.

Funziona, funziona benissimo, e spero vivamente che possa continuare a ricordare il volto del proprio padre, in un momento di crisi artistica così profonda per il Re. 

“The King is dead, Long live the King.”

Studente di Relazioni Internazionali a Roma. DC fan, Music-Nazi. Sono talmente intelligente che ho perso i capelli, ma si sa, Bruce Willis è sexy.