Voto
3.5

Quando si parla della Seconda Guerra Mondiale e degli anni ’40 viene difficile pensare a qualcosa di diverso dal campo di battaglia, dall’olocausto e i campi di sterminio, dallo sbarco in Normadina o da Hiroshima. Eventi che rimarranno impressi nell’immaginario collettivo come il simbolo di quegli anni di terrore.

Lettere da Berlino, scritto e diretto da Vincent Perez e tratto dal romanzo di Hans Fallada “Ognuno muore solo”, vuole raccontare una storia diversa: la vita di tutti i giorni del popolo tedesco, e in particolare di quello berlinese, diviso tra i reali sostenitori del partito nazista e coloro che invece, per sopravvivere, sono costretti a subire le ingiustizie e le violenze del regime hitleriano.

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Siamo nel corso del 1940; il film apre con la vittoria della Germania sulla Francia e la firma dell’armistizio che pone fine al conflitto franco-tedesco.  E’ in questo scenario che viene recapitata ad Anna (Emma Thompson) e Otto Quengel (Brendan Gleeson), umile famiglia operaia di cui sin dalle prime scene si percepisce la crisi matrimoniale, una lettera della Wehrmacht che comunica la morte al fronte del loro unico figlio; nella lettera è riportato “morto da eroe per il suo Führer e per il suo popolo“.  I Quengel, mai iscritti al partito nazista e consapevoli delle bugie e falsità usate dal regime come strumento per far arruolare giovani tedeschi, decidono di intraprendere una guerra di propaganda scrivendo e diffondendo cartoline contenenti messaggi sovversivi, allo scopo di smuovere la massa col passaparola e invogliare coloro che non credono negli ideali del Terzo Reich a reagire.  La loro silenziosa rivolta viene ostacolata dall’ispettore Escherich, interpretato da Daniel Brühl, incaricato dalle brutali SS di indagare sulle cartoline che periodicamente vengono consegnate ai commissariati.

 

In Lettere da Berlino l’intensa atmosfera drammatica è resa dalla grande interpretazione di tutto il cast.  In special modo Emma Thompson e Brendan Gleeson sono riusciti alla perfezione nella caratterizzazione psicologica dei due coniugi.  Per loro, il figlio deceduto rappresentava l’unica ragione di vita tenuto conto del matrimonio ormai in rovina.  Il dolore e la sofferenza derivanti dal lutto sono presentati in maniera molto diversa e ciò ha contribuito a rendere le loro figure più reali e sincere: Anna (Thompson) dopo la morte del figlio si sente una donna distrutta che ha perso tutto, non riesce a fare anche le più semplici faccende domestiche, nei suoi occhi traspare l’angoscia di vivere in una società che l’ha tradita mandando il suo unico figlio a morire per una causa in cui nemmeno lei stessa credeva.  Otto (Gleeson) è una figura completamente diversa: vive il suo dolore in maniera introversa, uomo ligio al dovere e al lavoro, consapevole di aver commesso l’errore di aver accettato Hitler e la sua propaganda, è proprio lui ha ideare il piano di far circolare le cartoline, immediatamente condiviso e sostenuto dalla moglie.

L’evento che ha sconvolto le loro vite si rivela nel contempo essere la scintilla che li riavvicina e gli da la forza per sostenersi a vicenda nella lotta contro l’oppressione nazista. La contrapposizione vede da un lato il rapporto dei due che si fortifica attraverso la riscoperta del loro legame e le azioni sovversive contro il regime, dall’altro la Gestapo che tenta di vanificare le loro azioni. E’ uno degli elementi migliori dell’opera.

Lettere da Berlino è un buon film, merita senza dubbio di essere visto sia per l’importanza dei temi trattati, come la libertà di stampa e degli individui sotto il regime dittatoriale, sia per l’alta qualità artistica – ad iniziare dagli attori sopracitati. Menzione d’onore anche alla regia di Perez, che torna sulla scena con questa opera dopo diversi anni di lontananza dal set.

L’uscita nelle sale è prevista per il 13 ottobre 2016, parteciperete alla lotta contro il regime?