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Soggetto e sceneggiatura: Roberto Recchioni (prologo ed epilogo) e Paola Barbato

Disegni: Andrea Accardi (prologo ed epilogo) e Roberto De Angelis

Con la conclusione della terza stagione di “Orfani“, gli autori della serie hanno optato per un rallentamento del ritmo, atto a preparare meglio il campo alla quarta stagione, regalando inoltre un approfondimento sull’antagonista per eccellenza della serie:  Jsana Juric.

In questa miniserie di tre numeri, una nuova coppia di autori crea una formula inedita. Lo spunto che ci introduce all’interno della storia è la biografia su cui stava lavorando Émile Bogdan durante “Nuovo mondo“.

Qui, si parla di filosofia e morale, introducendo uno dei temi centrali sul personaggio della Juric: ci si può preoccupare del bene e del male quando si ha il compito di salvare la razza umana? La risposta che emerge da “Orfani è un secco “no”.

juric2Addentriamoci ora nell’albo, all’interno del quale ci viene mostrato – da Recchioni e Accardi – in un prologo in  in bianco e nero, il funerale della compianta leader. Attraverso gli occhi di Émile Bogdan vediamo i giochi di potere e veniamo introdotti nella vicenda vera e propria: la vita di Jsana Juric.

Finito il prologo si torna al classico colore e il testimone passa a Paola Barbato e Roberto de Angelis. La storia che vanno a raccontare si apre sulla più stretta attualità: si parla di profughi, respinti e non, e di muri per fermare i migranti. Cogliamo da subito la piccola Juric e la sua singolare personalità fredda e osservatrice. 

Ci si allontana progressivamente dalle vicende dei migranti per spostarsi dietro le quinte di un mondo delle associazioni umanitarie. Persone che fanno del bene ma, visti da vicino, sono spesso malvagi o in qualche modo problematici. Ciò a rafforzare il discorso delle zone grigie che da sempre contraddistingue la serie intera.

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Il fulcro di questo primo numero della miniserie è il rapporto malato e disturbato tra la Juric e suo padre adottivo Kosma, leader dell’organizzazione umanitaria. Un rapporto basato sulla privazione e la repressione che lentamente inquina la personalità di una già insensibile Jsana.

I rapporti di forza nella società, i giochi di potere e le manipolazioni ci rivelano lo spirito della giovane ragazza che, un giorno, deciderà le sorti dell’umanità. È una storia dura, per molti aspetti disturbante e, come sempre in “Orfani“, priva di ideali e di filtri.

Temevo che questa miniserie si riducesse a un riempitivo per dare tempo di preparare le prossima stagione, invece, è uno spaccato utile per approfondire un personaggio a cui la definizione di “malvagio” sta stretta.