Coglione, sei un coglione.” cit.

Numa Tempesta (Marco Giallini) è un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e che abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale, deve scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. Numa Tempesta è così costretto a mettersi a disposizione di chi non ha nulla. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio in seguito ad un tracollo economico. L’incontro sembra offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tende a preferire il secondo. Come in ogni film di Daniele Luchetti, alla fine ci si chiede: “chi sono i buoni, se ci sono?”

Io Sono Tempesta” è una farsa sociale che si ispira ad un fatto accaduto nel 2014, si tratta dell’evento in cui Silvio Berlusconi si è messo a disposizione dei servizi sociali a Milano. In questa pellicola la borghesia è del tutto assente, infatti troviamo i due estremi, quelli troppo ricchi e quelli troppo poveri. I ricchi e i poveri, mischiandosi tra loro, dimostreranno come i buoni possano diventare cattivi. L’unica morale del film è che non esiste una morale. Il finale ha diversi toni, alla fine lo spettatore può decidere se considerarlo lieto o amaro, ma sicuramente ci dovrà pensare su.

Nonostante l’ispirazione, e la farsa sociale che c’è dietro, “Io Sono Tempesta” è un film dimenticabile. Innanzitutto non ha un target specifico perché non si capisce a quale pubblico è rivolto, ma soprattutto risulta inutile e non originale. Alla fine la pasta è la stessa ma cambia il condimento, bene o male non è la prima opera cinematografica che valorizza il mondo dei poveri e quello dei ricchi che si scambiano i ruoli. Il ritmo è un’altalena, perché la prima parte è veloce, la metà è lenta e il finale torna di nuovo ad essere veloce, insomma il film a tratti è davvero noioso. Inoltre ci sono troppi personaggi e non tutti sono stati ben caratterizzati. La figura del padre di Numa Tempesta è troppo forzata poiché non viene approfondita come si deve e viene lasciata spesso in disparte. Ci sono però degli aspetti positivi, in primo luogo il regista Luchetti si dimostra abilissimo dietro la macchina da presa: nei suoi campi lunghi, così come con tutte le altre tecniche che risultano molto efficaci. A ciò si aggiungono le varie buone interpretazioni da parte dei protagonisti: Elio Germano alcune volte è un po’ sopra le righe, ma alla fine l’idea del personaggio arriva agli spettatori, i quali si affezionano a lui. Mentre Eleonora Danco mostra i suoi obiettivi e conflitti in maniera positiva, così come Marco Giallini, che si cimenta in una nuova parte in maniera efficace. Insomma l’alchimia tra i personaggi è alta e alcune delle varie gag alla fine risultano riuscite.
In conclusione, “Io Sono Tempesta” non si fa odiare e nemmeno amare, purtroppo è un film che si dimentica facilmente.

Voto: 55/100