Dopo essere stati lasciati in balia di loro stessi da George R.R. Martin, gli sceneggiatori di Game of Thrones decidono di abbandonare gli intricati giochi di potere di corte, veri e propri motori delle stagioni precedenti dello show e dei libri (come suggerisce il titolo), per affidarsi a un canovaccio fantasy decisamente più classico.

Quello che ne viene fuori è una settima stagione schizofrenica, che vive tanto di momenti visivamente mozzafiato quanto di una trama di sottofondo scialba e assolutamente non all’altezza delle precedenti.

La grande innovazione di Game of Thrones è riassumibile in una sola frase: il più stupido muore. Così è stato per Ned Stark, per suo figlio Robb, per Oberyn Martell e per Jon Snow, salvato solo dalle sue amicizie altolocate. A questi hanno fatto da contraltare una serie di coprimari ambiziosi che, nonostante difettassero di coraggio, hanno sempre saputo tirare le redini del gioco del trono, riuscendo a imprimere svolte inaspettate a canovacci altrimenti triti e ritriti. È così quindi che lo show dell’HBO diventa il palcoscenico per Lord Baelysh, per Tyrion Lannister e Bronn, personaggi che poco c’entrano con il canone dell’eroe fantasy ma che sono estremamente funzionali agli intrighi di corte tessuti da Martin.

Peccato che in questa stagione di tali finezze narrative non ce ne sia traccia.

La settima stagione di Game of Thrones diventa così un racconto prevedibile, fatto di dinamiche annunciate e facilmente immaginabili fin dalla prima puntata. Non esistono più personaggi sfumati, ma ci si trova nel più classico scontro tra buoni e cattivi, con poco spazio per l’immaginazione e il complotto, che va appiattendosi verso quello che può essere definito un fantasy classico.

Naturalmente, anche il fantasy classico ha delle regole ferree, ed è nel preciso rispetto, e nella resa su schermo di queste, che la stagione ha il suo punto forte.

La season più breve dello show ad oggi avrebbe potuto raccontare le medesime vicende in metà del tempo; nonostante ciò i filler risultano la parte migliore della stagione. Le grandi battaglie a cui si assiste valgono da sole il prezzo del biglietto, consegnando più di qualche scena all’immaginario collettivo e, in almeno un paio di casi, ridefinendo i canoni sul come girare azioni di guerra in un contesto medievale. La battaglia presente in The Spoils of War è senza ombra di dubbio la più ambiziosa mai girata per la televisione e rivaleggia anche con parecchie controparti cinematografiche. La missione della Sporca dozzina in Beyond the Wall è visivamente un gioiello, nonostante i buchi di sceneggiatura grandi quanto le crepe di una casa diroccata.

Tirando le somme, con questa stagione Game of Thrones perde la sua carica innovativa e fantapolitica, trasformandosi però in un buon fantasy.