Titolo film: Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione

Data uscita: 2018-01-04

Regista: Gabriele Salvatores

Attori: Ludovico Girardello, Ksenia Rappoport, Galatea Bellugi

Genere: Azione, Fantascienza, Fantastico

82
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Unire le parole “supereroi” e “Italia” fino a pochi anni fa era qualcosa di impensabile. Per tutti il genere era monopolio statunitense. Spiderman, Batman, Superman, Marvel, DC: questi sono i primi nomi che vengono in mente parlando di supereroi. Tutti nomi americani. Non c’è posto per l’Italia in tutto questo. O almeno non c’era, fino a pochi anni fa. Difatti, nel 2014 Gabriele Salvatores realizzò Il Ragazzo Invisibile, la storia di un giovane adolescente di Trieste che scopre di possedere il superpotere dell’invisibilità. Alle perplessità iniziali seguì un generale ripensamento che portò pubblico e critica a considerare il film un successo. Tutt’altro che estemporaneo, del resto, perché poco dopo uscì Lo chiamavano Jeeg Robot, nel 2016, ulteriore conferma della bontà dei supereroi made in Italy.

Perciò unire quelle due paroline all’inizio, apparentemente così distanti tra loro, non era più un delirio, ma una realtà nascente e suggestiva. Forti di queste conferme, Salvatores e Indigo Films si sono gettati in un sequel del Ragazzo Invisibile, ossia la Seconda Generazione. Dopo aver accennato a un universo di supereroi italiani, bisognava approfondirlo, e con buoni risultati!

Il protagonista Michele Silenzi (Ludovico Girardello), rimasto orfano in seguito alla morte della madre adottiva Giovanna (Valeria Golino), si ritrova spaesato nell’oscura età dei sedici anni. Il momento in cui il mondo sembra un posto orribile, dove nessuno veramente ti capisce, dove la ragazza di cui sei innamorato si mette insieme al tipo più odioso della classe. Saranno la madre naturale, Yelena (Ksenia Rappoport), e la sorella gemella, Natasha (Galatea Bellugi), ad allontanarlo dal dolore dell’adolescenza, riportandolo in un protettivo nido familiare e pseudo-infantile.

Yelena e Natasha sono persone simili a Michele; dotate di superpoteri come lui, sono degli Speciali. Per Michele conoscerle e legarsi a loro vuol dire approfondire la conoscenza di un mondo di cui avrebbe dovuto e voluto sempre far parte, diverso da quello delle persone normali, che lo capisce. Finalmente è uno Speciale tra altri Speciali, accettato per quello che è, senza essere costretto a nascondere la sua vera identità. Ma non è tutto oro quel che luccica. Gli Speciali sembrano aver coltivato un odio profondo per i normali e sono pronti a usare i loro poteri per sottometterli e smettere quindi di nascondersi. Michele si trova di conseguenza a dover scegliere tra due simboliche coppie di donne: la madre naturale e la sorella o la madre adottiva e l’amata compagna di classe Stella (Noa Zatta). Speciali o normali. Il mondo da cui proviene o quello in cui ha sempre vissuto.

È facile rivedere in tutto ciò richiami al mondo dei fumetti. Michele è una sorta di Kryptoniano del mondo europeo, giunto dalle lande misteriose e nucleari dell’Unione Sovietica e cresciuto da una madre adottiva amorevole e pronta a sacrificarsi per lui. Al contrario la madre naturale è una figura pericolosa, ambigua, una sorta di Generale Zod, pronta a tutto pur di salvare i suoi simili. Dal canto loro, i poteri degli Speciali ricordano quelli di molti X-Men (difficile non riconoscere Ciclope in una scena del film).

Ma il modo in cui la storia è proposta, gli schemi narrativi, i dialoghi hanno il profumo dell’Italia. Non c’è quella maestosità un po’ gratuita dei film americani, con tante esplosioni, cristalli in frantumi e battaglie colossali. Non verrà mostrata l’immagine dell’esplosione di una bomba in un attentato, ma verrà descritta la paura che l’eventualità di quell’attentato provoca (che in Europa in questi ultimi anni è divenuta drammaticamente concreta).

C’è una grande realizzazione di cinema povero di budget ma ricco di idee, che preferisce raccontare il dramma esistenziale di un supereroe, lasciando in secondo piano le sue battaglie. Essere Speciali implica l’impossibilità di un legame con i normali? Salvatores evita tra l’altro di dare una risposta secca e semplicistica al dilemma, lasciando un sottilissimo spiraglio aperto, in vista di un eventuale terzo capitolo della saga.

Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione è un film molto suggestivo, un balzo in avanti rispetto al precedente capitolo e una grande conferma per i supereroi made in Italy. Nonostante vi siano alcune interpretazioni ancora un po’ impacciate (in particolare di Girardello e Bellugi) e un finale un po’ troppo frettoloso, gli effetti speciali sono tutt’altro che scadenti, regalandoci alcune sequenze davvero emozionanti e di primo livello (ringraziando Victor Perez). Perciò, chi l’ha detto che in Italia non si sanno fare film di supereroi? Anzi, vista la ripetitività e la banalità di alcuni degli ultimi capitoli di Marvel e DC, forse sono proprio gli americani che dovrebbero studiare il cinema italiano. Chissà che Iron Man, Batman e compagnia non ne risentano positivamente…

VOTO: 82/100