Ha aspettato questa notte. Ha aspettato me. Io ho aspettato lui.

Sono passati esattamente quarant’anni dal primo “Halloween” diretto dal maestro John Carpenter. Da allora sono usciti altri dieci film della saga (compreso quello di quest’anno). In “Halloween” (2018) tornano Nick Castle nel ruolo del famoso serial killer Michael Myers, Jamie Lee Curtis nei panni di Laurie Strode e John Carpenter che stavolta torna a comporre la classica colonna sonora. Questo film si pone esattamente come sequel diretto del primo capitolo ignorando quindi tutti i prodotti precedenti, reboot e remake compresi.

Quaranta sono anche gli anni passati dagli storici omicidi compiuti da Michael Myers. L’assassino, dopo la cattura, si trova ora in una clinica psichiatrica. Intanto Laurie, reduce da due matrimoni falliti e dalla perdita della custodia della figlia dodicenne, continua a prepararsi al possibile ritorno di Michael. Il serial killer riesce, infatti, a scappare dalla clinica, recuperare la sua famosa maschera e, proprio la notte di Halloween, decide di attuare la sua resa dei conti molto attesa sia da lui sia da Laurie.

Halloween” (2018) dimostra come una tragedia da cui si sopravvive, può segnare l’intera esistenza di un individuo, e finché non si riesce ad affrontare in prima persona quello che è successo, non si riesce a godersi a pieno la propria vita e ciò che ci circonda, come la famiglia. Il film tra i tanti riferimenti ne ha uno al periodo nazista, in una sequenza particolare e molto significativa. Inoltre, non è da sottovalutare l’importanza degli oggetti presenti nella storia: il coltello usato come strumento di difesa e di attacco, ma anche come un oggetto che può caratterizzare la propria vita; oppure la maschera, infatti Michael senza maschera viene inquadrato solo di spalle o di profilo, una scelta probabilmente dettata dal fatto che il personaggio senza la sua maschera è un uomo a metà, incompleto.

Questo “Halloween” si può considerare un degno sequel, anzi è proprio il sequel che serviva a questa saga per rilanciarsi. Infatti la pellicola ha una sua forte personalità, senza distaccarsi troppo dalle caratteristiche del primogenito. Con questo mix perfetto il film riesce a piacere sia alla gran parte dei fans di vecchia data e sia a chi non è un vero e proprio appassionato della saga, perché in fin dei conti intrattiene dall’inizio alla fine con una suspense ben curata (fattore fondamentale per il genere thriller/horror). “Halloween” è caratterizzato dalle stesse scritte che componevano i titoli di testa del primo film con accanto la zucca, lo psicopatico in questione non perde poi la sua personalità che lo ha da sempre contraddistinto, continua ad avere la maschera, il coltello e continua a chinare la testa sulla spalla. A tutto questo si aggiunge il ritorno di Nick Castle, Jamie Lee Curtis e John Carpenter che stupiscono ancora una volta. Tutto ciò porta i fans di vecchia data ad affezionarsi alla pellicola, ma la personalità che la contraddistingue e che in qualche modo esalta l’opera è il rapporto creatosi tra Michael e Laurie. Lei continua a vivere nel passato e sa di dover uccidere il killer una volta per tutte. Michael, invece, non può morire fino a quando non ucciderà l’unica sopravvissuta agli eventi del 1978, ovvero Laurie. I due sono dunque legati ad un destino che porta per forza a riavvicinarli, perché in qualche modo non possono fare a meno l’uno dell’altra. Infine sono apprezzabili le tante inquadrature in soggettiva, che risultano utili a questo genere di film.

In “Halloween,” JAMIE LEE CURTIS returns to her iconic role as Laurie Strode, who comes to her final confrontation with Michael Myers, the masked figure who has haunted her since she narrowly escaped his killing spree on Halloween night four decades ago.

Halloween” però ha anche dei difetti: in primis i personaggi di contorno sono troppo piatti e poco caratterizzati, Allyson (Andy Matichack), la nipote di Laurie, Ranbir Sartain (Haluk Bilginer) oppure il dottore di Michael sono tutti personaggi da cui si potevano ricavare molti elementi interessanti. Per di più alcuni di loro escono di scena dal nulla senza una spiegazione logica. Inoltre, ci sono elementi che risultano inutili e che appesantiscono la pellicola, come ad esempio i giornalisti che indagano sul passato del noto serial killer oppure la love story tra Allyson e il suo ragazzo. Infine, un omicidio in particolare risulta eccessivamente sopra le righe. A conti fatti “Halloween” (2018) a livello narrativo non è esente da difetti, ma riesce nell’intento di cui la saga aveva bisogno: ovvero quello di dare nuova linfa vitale, senza perdere lo smalto del primo all’epoca sorprendete capitolo.

Voto: 75/100