Immaginate tutto quello che credete di sapere sul fumetto supereroistico. Ora prendete, buttatelo nel cesso, e scaricate. Due volte, tanto per essere sicuri.

Questa è la sensazione che dovreste provare leggendo la saga “The Boys”, di Garth Ennis.

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L’incipit è tanto semplice quanto geniale: Piccolo Hughie (uno scozzese fanatico delle teorie del complotto) sta abbracciando la sua fidanzata quando, uno scontro fra Super Umani, rende la sua ragazza “un po’ più corta”.

Più o meno così.

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Viene allora reclutato da Billy Butcher, violento veterano inglese delle Falkland, per far parte di un gruppo segreto di umani potenziati.

Fin qui niente di nuovo.

La novità è la minaccia contro cui combattere.

In questo universo, i super non sono tali per diritto di nascita, bensì per l’iniezione di un composto azzurrino creato da uno scienziato nazista chiamato, senza troppa fantasia, Composto V. Naturalmente produrre questa “vitamina” ha un costo. Un costo così elevato che può essere sostenuto solo dalla più grande multinazionale statunitense: la Vought America.

Il quadro comincia a delinearsi? I Super altro non sono che delle armi di distruzione di massa in mano a una gigantesca multinazionale il cui scopo è introdurli nel settore della difesa americana.

Nonostante il settore marketing si spenda per far apparire i Super come cari e gentili, attraverso le pagine dei fumetti editi da “La Leggenda”, in realtà i potenziati sono dei veri e propri pervertiti, con nessun rispetto per la vita umana “normale”.

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(Giusto per far presente)

 

Da questo, l’idea del Colonnello Mallory, veterano della seconda guerra mondiale, di assemblare una squadra composta da individui, a loro volta potenziati con il Composto V, che, per un motivo o per l’altro, hanno ragione di serbare rancore nei confronti dei Super.

Entrano quindi in scena “Latte Materno”, un energumeno di colore con la fissa per le pulizie e un soprannome tutto da scoprire, Il Francese, uno psicopatico che alterna l’assoluta fedeltà al gruppo a esplosioni di violenza incontrollata, e La Femmina della Specie. Lei non può essere descritta, se non visivamente.

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Trovo lo script di The Boys ottimo e fresco, molto ben strutturato e raccontato (eccezion fatta per una parte centrale un po’ “scarna” di contenuti, se confrontata con il resto della serie). I personaggi sono tutti molto ben caratterizzati, con una nota di merito per Piccolo Hughie e Billy Butcher.

È il rapporto tra i due britannici (scelta non casuale, in quanto da modo a Ennis, nord irlandese, di prendere posizione su parecchie questioni politiche domestiche) il volano attorno cui gira la trama della saga. Tanto ingenuo e poco abituato alla violenza e ai modi rudi lo Scozzese, tanto navigato e brutale l’Inglese, buona parte della storia gira intorno ai tentativi di Piccolo Hughie di entrare in un mondo che fondamentalmente non gli appartiene contrapposti alla sete di sangue di Butcher che si trova spesso a fungere da fratello maggiore.

Assolutamente consigliato.

 

Voto: 9/10.

 

Studente di Relazioni Internazionali a Roma. DC fan, Music-Nazi. Sono talmente intelligente che ho perso i capelli, ma si sa, Bruce Willis è sexy.