Titolo film: Il Gioco di Gerald

Regista: Mike Flanagan

Attori: Carla Gugino, Bruce Greenwood, Carel Struycken, Henry Thomas, , Kate Siegel, Chiara Aurelia

Genere: Thriller

81
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Voto Utenti 5 (1 voto)

“Tu non sei reale. Non sei reale. Sei solo fatto di luce lunare.”

Per cinema e TV, il 2017 è stato l’anno di Stephen King. Dal successo mondiale di IT di Andres Muschietti, alla serie Mr Mercedes con Brendan Gleeson, tratta dall’omonimo romanzo, fino al successo di Stranger Things, forte dell’influenza dell’antologia di Castle Rock e ormai prossima alla seconda stagione, il Re del brivido continua a essere uno degli autori più adattati per il grande e piccolo schermo.

Tra i titoli della stagione presente, Il gioco di Gerald per la regia di Mike Flanagan (regista fedele alla linea dell’horror con film di successo di critica e pubblico come Oculus e Ouija: L’origine del male) è forse il più particolare, perché adattamento di uno dei pochi romanzi di King rimasti della produzione anni ‘80-’90 (la più burrascosa per la vita dell’autore) a non essere stato adattato. Il che è un mistero dal momento che Il gioco di Gerald, cugino di un altro capolavoro, Dolores Claiborne, seppur mancante di quella versatilità narrativa che ha reso molti dei lavori King adattabili per cinema e TV, evolve con grande maestria una premessa apparentemente assurda. Il terribile e paradossale incubo di Jessie (interpretata da una Carla Gugino al massimo della forma) comincia quando si ritrova ammanettata a letto dopo un gioco erotico col marito finito in tragedia. La protagonista è costretta attraverso dei disperati espedienti di sopravvivenza a un confronto introspettivo con gli spettri del suo passato; una prigionia iniziata ben prima di quelle manette, un’esistenza fatta di abusi e prevaricazioni, di bugie e segreti incoffessabili che prendono forma in un aguzzino mostruoso, che scruta la prigioniera da un angolo della stanza, illuminato solo dalla luce lunare.

La sceneggiatura di Flanagan e Jeff Howard (collaboratore abituale del regista) è asciutta e fedele. Dove King predilige il lento deteriorarsi dello stato mentale della protagonista, tra veglia e follia onirica, il regista sceglie una strada diversa, concentrandosi sull’evoluzione silenziosa della storia, dando spazio al grottesco, a un ritmo più disteso e a una fotografia minimale, quasi naturale: il risultato può apparire anonimo, ma non per questo meno efficace o spaventoso, fino a scadere, forse, in un finale didascalico e consolatorio.

VOTO: 81/100

Pierfranco nasce a Chiavari, il 1 aprile 1994, da Vittorio Allegri (giornalista) e Elisabetta Dallorso (insegnante). Si diploma al Liceo Classico Federico Delpino di Chiavari, dove si avvicina alla scrittura e alla recitazione. L’anno successivo si iscrive alla facoltà di Lingue Straniere dell’Università di Genova, coltivando nel frattempo la passione per cinema e scrittura. Perde presto interesse per l’università e decide di seguire la passione per il cinema, iscrivendosi alla Scuola Holden di Torino per seguire i corsi di cinematografia del college di Filmaking, dove si diploma nel 2015. Dopo una breve esperienza da attore e a Torino, al momento studia alla Sapienza di Roma, continuando comunque una produzione di sceneggiature e cortometraggi in qualità di attore.