Titolo film: IT

Data uscita: 2017-10-19

Regista: Andrés Muschietti

Attori: Jaeden Lieberher, Finn Wolfhard, Sophia Lillis, Jack Dylan Grazer , Wyatt Oleff, Jeremy Ray Taylor, Chosen Jacobs, Bill Skarsgård

Genere: Avventura, Horror

78
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Fate questa domanda a un qualunque bambino degli anni 90, e vedrete che quasi tutti scapperanno a gambe levate, o quantomeno vi guarderanno storto abbozzando una risatina nervosa.
Il film TV del 1991 tratto da IT, fra i più famosi romanzi di Stephen King, è stato uno dei grandi traumi della mia generazione, capace di imprimersi nella memoria collettiva di milioni di ragazzi, nonostante fosse un prodotto mediocre nella messa in scena fatta eccezione per la maestosa interpretazione di Tim Curry nei panni di Pennywise, il pagliaccio ballerino.

Adattare un romanzo con più chiavi di lettura come IT non deve essere una passeggiata, e anche per sbagliare il 90% del contenuto (dove il rimanente viene salvato solo da Tim Curry) ci vuole impegno.

Questo lungo preambolo è necessario per inquadrare al meglio la nuova versione di IT di Andrés Muschietti. Il regista di Mama confeziona una bella pellicola, i cui pregi surclassano ampiamente i difetti, che tuttavia impediscono al film di fare quel passo in più che lo renderebbe ottimo.
Procedendo con ordine, possiamo individuare all’interno della produzione letteraria di King alcune caratteristiche ricorrenti: il passaggio dall’infanzia (o adolescenza) nel mondo degli adulti, l’importanza del nucleo di persone con cui si condivide questo passaggio, e il sostrato di marciume in cui la narrazione viene immersa. In IT, due di questi elementi vengono sviluppati in maniera perfetta, il terzo viene purtroppo solo accennato, comportando uno scollamento con lo spirito originale del romanzo.
Nel film di Muschietti, lo slittamento temporale dagli anni 50 agli 80 funziona benissimo (complice anche l’onda lunga di Stranger Things); il regista argentino riesce a raccontare in maniera lucida ed empatica i rapporti e le dinamiche che intercorrono all’interno dei Perdenti, riuscendo a confezionare una pellicola che ha nella storia di formazione e nella descrizione dell’amicizia fra i vari membri il suo vero punto di forza, complice anche alcune scelte di cast azzeccatissime. L’interpretazione di Sophia Lillis nei panni di Beverly Marsh è fenomenale, così come quella di Finn Wolfhard nei panni di Richie The Mouth Tozier (a cui viene affidata la gran parte delle battute utilizzate per spezzare la tensione) e di Jeremy Ray Taylor come Ben Hascom. Le parti in cui interagiscono fra di loro, sono di certo quelle che più funzionano nella pellicola, in particolare quelle lontane dai canoni horror.

Ed è proprio sull’horror che la pellicola inciampa.
Nonostante l’ottima interpretazione di Bill Skarsgård nei panni di Pennywise, il regista argentino fa troppo affidamento sui jumpscares e su accelerazioni improvvise, sulla paura a effetto, non indagando a dovere il versante psicologico di un predatore cosmico millenario. Se il film di Muschietti focalizza l’attenzione sull’importanza del gruppo, non riesce a fare altrettanto nel rendere fede alla grandezza di IT, capace di identificarsi con una cittadina intera e di controllarla e manipolarla a piacimento. Questo aspetto, nonostante venga suggerito nella meravigliosa sequenza iniziale, viene poi solo sfiorato, risultando il punto più debole della pellicola, a cui va aggiunta una quasi totale mancanza di gore che rende ingiustificabile il rating R.

Nel complesso un buon film, che però si appiattisce sugli stessi errori che Muschietti aveva già commesso con Mama, riuscendo qui a mascherarli dietro il cerone bianco del ghigno da manicomio del più giovane della famiglia Skårsgard.

78/100

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