Titolo film: Dunkirk

Data uscita: 2017-08-31

Regista: Christopher Nolan

Attori: Tom Hardy, Cillian Murphy, Mark Rylance, Kenneth Branagh, James D'Arcy, Harry Styles, Aneurin Barnard, Jack Lowden, Barry Keoghan, Fionn Whitehead, Charley Palmer Rothwell, Elliott Tittensor, Brian Vernel, Kevin Guthrie

Genere: Drammatico, Guerra

95
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Raccontare una storia semplice al cinema, come in un war movie, può sfociare in un prodotto banale. Ormai riconosciamo i film per il classico canovaccio narrativo tipico del genere, uno dei più lineari è proprio quello dell’amato/odiato film di guerra. Ma che succede se è un artista come Christopher Nolan a prendere le redini del progetto? Accade che una storia potenzialmente già vista , come la famosa ritirata di Dunkerque (o di come gli Inglesi evacuarono con successo, a fine maggio del ’40, centinaia di migliaia di uomini intrappolati al confine con l’Olanda, dopo la vittoriosa manovra a tenaglia delle truppe del Terzo Reich), diventa un intricato racconto che gioca con le leggi del tempo; caratteristica distintiva di Nolan, sin dai tempi di Memento.

Il Molo, una settimana. Il Mare, un giorno. Il Cielo, un’ora. Tre spazi, tre tempi differenti, all’inizio apparentemente slegati (anche se montati con la consecutio delle scene tipica di eventi con accadimento contemporaneo) che pian piano convergono verso un punto, un momento preciso, in cui tutta la vicenda si lega e assume la classica e facilmente comprensibile linearità temporale.
Nolan è perfettamente a suo agio nel gioco: inganna lo spettatore, intreccia gli eventi e, tramite il ticchettio di un orologio in sottofondo, scandisce il ritmo e lo scorrere del tempo di ogni piano narrativo.
Dimenticatevi di vedere supereroi salvare la situazione dove solo essi potevano, perché Dunkirk è il racconto di piccole storie di eroismo dentro la Grande Storia (o la – seconda – Grande Guerra) dove militari e civili cercano di sopravvivere e di agire, nel loro piccolo, all’interno di un meccanismo infinitamente più grande di loro. Il film non racconta grandi gesta o eroiche battaglie, si concentra invece di più su come l’essere umano possa affrontare un conflitto sterminato e, soprattutto, una terribile disfatta.

Se la prova in sceneggiatura e montaggio è a dir poco ottima, quello che accade in regia ha dell’incredibile. Il lato tecnico di Dunkirk non è solo perfetto, è semplicemente inarrivabile. Nolan gira l’intero film in 65-70mm (un metodo molto costoso ma che garantisce una risoluzione e un dettaglio senza pari), con una chiarezza e una potenza visiva mai raggiunta, neanche nei suoi migliori lungometraggi.
Dunkirk è un film ce riesce ad essere claustrofobico nell’ampiezza di una spiaggia francese sconfinata dove, nonostante il nemico non si veda, lo spettatore non può fare altro che provare una costante sensazione di minaccia e tensione (grazie anche all’ottima e incessante colonna sonora firmata Hans Zimmer).
Il sonoro eccellente ed una ricostruzione scenica realistica e cruda (l’uso di Cgi è al minimo indispensabile) rendono il film vero e credibile, tanto da sembrare, in diverse sequenze, un documentario girato con immagini di repertorio e non uno sceneggiato Hollywoodiano.

Dunkirk non è solo un film tecnicamente impeccabile, con un’ottima costruzione e un intreccio interessante. No. E’ ancora di più. Dunkirk è cinema allo stato puro, esegesi dell’essenza dell’arte cinematografica.
Dunkirk non è un film di storie, di dialoghi e di personaggi. Dunkirk è un film di sguardi (Tom Hardy chiuso nella cabina del suo spitfire che tramite il solo utilizzo degli occhi fa intendere cosa sta pensando allo spettatore è semplicemente perfetto), di tensioni e di emozioni non espresse verbalmente ma visivamente, grazie all’occhio sconfinato del regista. In Dunkirk la narrazione è asservita all’immagine e non il contrario, come solitamente – purtroppo – accade nel cinema moderno.
Forse, proprio per questo, molti non lo apprezzeranno. Forse per questo in molti non lo comprenderanno. Ma non importa, perché Nolan, un po’ come fece Steven Spielberg con Salvate il Soldato Ryan, riscrive con un capolavoro il concetto del war movie (e del cinema in generale) portandolo ad un livello tecnico e di eleganza finora mai raggiunto.

95/100