La Disney, la conosciamo, è famosa nella memoria di tutti noi per essere particolarmente brava a sfornare capolavori d’animazione. Recentemente stiamo invece assistendo ad una trasformazione che vede in campo i vecchi “cartoni animati” diventare i nuovi “live-action” (film con personaggi in carne ed ossa, farciti di computer grafica).

Tutto è iniziato con Alice in Wonderland.  Nel Marzo 2010 il remake/sequel di Tim Burton è uscito nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, con un successo andato ben oltre le aspettative della Disney stessa. Per la seconda volta, un film del colosso statunitense ha superato il miliardo di dollari al Box Office mondiale.

images

La Disney aveva già tentato di produrre alcuni remake live-action negli anni 90 (tra tutti La Carica dei 101) con un moderato successo, tuttavia la cosa finì li.

Perchè questa volta è diverso? Dopo l’uscita di Alice in Wonderland, l’impresa cinematogafica ha prodotto Maleficent, Cenerentola e Il LIbro Della Giungla. La Bella e la Bestia uscirà l’anno prossimo e, solo in questa settimana, sono stati annunciati Aladdin, Mulan e Il Re Leone. Si vanno così ad aggiungere a La Spada Nella Roccia ed altri, presentati negli ultimi mesi.

A cosa dobbiamo questa corsa al remake? La Disney, da sempre, è estremamente brava nel convertire la passione dei giovani fan in un ritorno finanziario a vita. I bambini iniziano a vedere film Disney da piccoli, proseguono durante l’adolescenza e trasferiscono questa passione alla seconda generazione.  Tuttavia, le ultime generazioni sono molto meno inclini a guardare i classici Disney rispetto alle precedenti. Cercando di rendere il problema profittabile, lo studio ha proposto montaggi aggiornati dei cortometraggi classici su Disney Channel – con un discreto successo – ma non è bastato.

Si inserisce così il remake live-action, che offre alle nuove generazioni la possibilità di venire a contatto con storie epiche – universalmente riconosciute come “I Classici Disney” –  in forme più adatte ai loro gusti. Allo stesso tempo, le famiglie e i vecchi fan possono godere di nuovo ciò che hanno apprezzato in precedenza in modi del tutto nuovi.  Deve essere inoltre considerato che la CG (Computer Grafica), elemento fondamentale per ottenere un liv-action immersivo e credibile, ha fatto passi da gigante negli ultimi anni.  Se Alice in Wonderland è stato pesantemente criticato per la ridondanza degli effetti grafici, Il Libro Della Giungla ne ha di credibili e proporzionati, dimostrando un miglioramento sostanziale sulla qualità del prodotto.

In tutto ciò, “moviegoer” e gli esperti vengono attratti dai grandi talenti che la Disney sceglie per la regia e il cast: Tim Burton, Kenneth Branagh e gli altri registi scelti hanno uno stile solitamente molto personale. Va considerato anche il taglio dark che viene dato alle pellicole e che gli spettatori adulti solitamente preferiscono.  Ogni volta che un remake esce nelle sale, l’azienda ha la possibilità di ridistribuire il classico d’animazione, sfruttando tutte le possibili sinergie di marketing interne (Disney Channel, magazine) ed esterni. Cosi facendo, le nuove generazioni vengono a contatto anche con i classici originali e gli altri franchise dell’azienda, tra cui le Principesse.

Concludendo, anche se a molti la trasformazione può non andare a genio, la strategia aziendale si rivela coerente e funzionale al bisogno di ristabilire la reputazione del marchio Disney, unitamente alla necessità di attrarre nuovi fanciulli.

Beauty-and-the-Beast-Teaser-Poster