Non puoi perdere la speranza.

Questa è la citazione che meglio descrive l’intera pellicola. Un horror post apocalittico ambientato in un’Australia devastata dagli zombie. Andy (Martin Freeman) e Kay (Susie Porter) cercano di sopravvivere e di tenere al sicuro la loro bambina, Rosie. Tutto cambia quando Kay viene contagiata e, prima di morire, morde e infetta anche Andy. L’uomo, a cui rimangono solo 48 ore prima della trasformazione completa, vuole trovare a tutti i costi una persona a cui lasciare la bambina.

Cargo”, diretto da Ben Howling e Yolanda Ramke, è tratto dal loro cortometraggio omonimo che venne presentato al Tropfest Short Film Festival del 2013, arrivando tra i finalisti di quell’edizione.
 Al centro della trama non troviamo la solita (ormai vista troppe volte) lotta per la sopravvivenza contro orde di zombie affamati, ma viene lasciato spazio all’umanità, senza risultare troppo ridicolo. La storia è semplice: un genitore che vuole portare in salvo la propria figlia. Vediamo l’amore di un padre verso questa bambina innocente e indifesa, un amore incondizionato che quasi “stona” in un mondo che sembra ormai privo di speranza. Tutto questo viene messo in scena senza azioni eroiche o del tutto prive di senso logico e senza utilizzare effetti speciali che si possono vedere in molti film horror. Abbiamo visto molte storie di zombie, forse fin troppe, tanto da portare questo genere ad una ripetizione continua con sempre le stesse situazioni. Ma questo film, pur non essendo tanto diverso da molti altri, ha una base un po’ più originale: parla di perdita, di essere genitori e poi, rispetto a tanti altri film di questo genere, il destino del protagonista pare sia segnato fin dall’inizio.
 I paesaggi mozzafiato australiani danno vita a tonalità calde e afose che trasmettono angoscia e solitudine. Una sensazione che però, fino alla fine del film, ti lascia ad aspettare che succeda qualcosa di entusiasmante. Anche se poi non accade.
Martin Freeman interpreta Andy, il protagonista, ed è proprio sulle sue spalle che si regge tutto il film. L’attore britannico ha fatto davvero un buon lavoro, spesso risulta molto espressivo e intenso, tanto da passare da scene horror a scene più drammatiche e strazianti. Il problema è che una buona interpretazione e alcune inquadrature ricercate non bastano a elevare il prodotto al di sopra della sufficienza. Una volta capito cosa il film sta cercando di dire ci si rende conto che è finito lì. E’ vero, tratta il tema della famiglia, del sacrificio, dell’accettazione e della perdita, ma senza mai approfondire le tematiche risultando superficiale e lento. L’epilogo è abbastanza prevedibile, ma molto emozionante tanto da stringere il cuore. 
Tra le cose positive possiamo dire che gli zombie non corrono! Finalmente si sono ricordati che sono dei morti viventi e come tali non dovrebbero riuscirci.
 Un’altra cosa da notare è che durante quasi tutta la narrazione la musica è quasi assente, si possono sentire in sottofondo i rumori della natura che trasportano lo spettatore in un mondo desolato, facendoti sentire un po’ come il protagonista.
Il resto del cast è composto da Susie Porter, Anthony Hayes, Caren Pistorius e Simone Landers, che interpretano altri sopravvissuti all’epidemia. Tra di loro però non c’è nessuna interpretazione degna di nota.

Insomma “Cargo” è un film insoddisfacente, la parte più positiva è l’interpretazione di Martin Freeman che riesce a tenere in piedi il tutto. Abbiamo visto tanti film sugli zombie negli ultimi cinquant’anni, ma i soli degni di nota continuano ad essere i capolavori di George A. Romero.

Voto: 60/100