È finalmente arrivato nelle edicole Caput Mundi – Città di lupi, primo numero di una miniserie di 6 edita da Editoriale Cosmo. Il progetto dietro a Caput Mundi è ambizioso e coinvolge figure di spicco del fumetto italiano come Roberto Recchioni e Michele Monteleone (Orfani, Dylan Dog, Battaglia) ma anche talenti emergenti di altissimo livello come Pietrantonio Bruno (Mostri, Alieni). Il risultato finale di questo primo numero è una perfetta unione di generi tra horror e crime in una storia nera senza nessuno sconto.

 

Partiamo dall’inizio: nella narrativa i mostri sono sempre state figure oscure e in qualche modo esterne all’uomo. Vampiri, licantropi, stregoni sono figure create dall’uomo quando la notte era un momento di terrore, buia, silenziosa e piena di minacce ignote. Per molto tempo, queste creature sono rimaste semplici antagonisti in tutti gli ambiti della narrativa ricoprendo il ruolo più ovvio.

 

Anne Rice  è stata una dei primi ad utilizzare i mostri come protagonisti, la sua serie di romanzi sui Vampiri ha dato spessore alla figura del mostro ispirando tutto un filone che ha cambiato completamente la percezione degli stessi e dando il via ad un filone narrativo che per tutti gli anni 80 e 90 ha sfruttato questo meccanismo: il film Intervista col vampiro, il gioco di ruolo Vampiri: the masquerade e tutta la linea di giochi sullo stesso genere editi in quegli anni, passando per film come Underworld  fino ad arrivare a Twilight e la serie teenwolf.

In questo scenario si inserisce Pietro Battaglia, personaggio creato da Recchioni  e Leomacs agli inizi delle rispettive carriere. Battaglia  è un vampiro, ma si distacca dai non-morti visti come protagonisti finora. Mentre Lestat e soci hanno tutti un’aura di romantica dannazione, Pietro è da subito un cattivo fatto e finito. Le sue storie sono lineari e piacevoli nella loro brutalità.

Il personaggio di Battaglia porta con sé anche un’intuizione ovvia, ma che nessuno ha mai realmente usato: Pietro è italiano e vive le sue avventure in Italia nel periodo storico a cavallo tra la seconda guerra mondiale e oggi. Le violente vicende del vampiro siciliano si incrociano con gli eventi più oscuri della storia italiana. Battaglia funziona e a Editoriale Cosmo viene l’idea di un universo di mostri condiviso ambientato in Italia. Dopotutto se c’è un vampiro può esserci anche il resto.

Ed eccoci a Caput Mundi, una miniserie che si apre su una Roma cupa e brutale, una storia nera senza nessun tipo di concessione. I temi e le atmosfere usati da Michele Monteleone  e Dario Sicchio sono molto vicini a quelle di Romanzo Criminale o anche di Lo chiamavano Jeeg Robot. Una storia criminale pura accompagnata da dialoghi brillanti e tarantiniani.

La struttura della narrazione attira il lettore nel mondo del crimine che ci viene illustrato senza inutili monologhi, tutto scorre dettato dall’azione e seguendo una struttura dinamica che parte con una scena d’azione per poi ritornare in flashback alle motivazioni della scena. Un metodo classico per attirare l’attenzione del lettore che svolge perfettamente il suo lavoro.

Tutto procede come ci si aspetterebbe fino all’introduzione del soprannaturale:poi i lupi diventano veri lupi, il nero diventa tenebra e non resta più nessuna speranza. I disegni di Pietrantonio Bruno fanno qui un lavoro eccellente, i neri, le ombre, tutto appare minaccioso o sporco, tutto trasmette una sensazione di paura e dannazione. La prima apparizione di Pietro Battaglia fa paura, così come tutta la seconda metà della storia prende forti tinte horror.

Caput mundi è una storia di per sé autoconclusiva, che getta le basi di quello che sarà l’universo Cosmo. Nella storia sono mostrati agganci e collegamenti, gettati semi per narrazioni future sfruttando lo scenario di una Roma avvolta da misteri, marcio e giochi di potere.

Non vediamo l’ora di leggere cosa produrranno questi semi.