Titolo film: Blade Runner 2049

Regista: Denis Villeneuve

Attori: Ryan Gosling,, Harrison Ford,, Jared Leto

Genere: Azione,, Thriller,, Fantascienza,, Noir

90
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Sapevo che prima o poi avrei dovuto creare un discorso convincente e professionale; immaginare concetti che non possiedo e modi che non conosco per riuscire a parlare di un’opera che non riesco ancora a razionalizzare.

Quando ho saputo che dietro la macchina da presa del sequel del mio amato Blade Runner c’era niente meno che Denis Villeneuve (uno dei miei registi preferiti), ho capito che questo film sarebbe diventato il mio blocco critico.  

Anche se mi aspettavo una reazione del genere, niente mi avrebbe preparato adeguatamente alla visione dei 160 minuti di Blade Runner 2049. Nonostante i trent’anni di differenza dallo storico lungometraggio del maestro Ridley Scott (qui produttore esecutivo), sono uscito dalla sala stordito, come Deckard (Harrison Ford) quando veniva malmenato dal sintetico Roy, mentre la potenza visiva della regia di Villeneuve e la spettacolarità mozzafiato della fotografia di Deakins scivolavano via dentro di me come lacrime nella pioggia.

Con questo non voglio dire che il lato “tecnico” di Blade Runner 2049 sia secondario. Lo abbiamo già visto in Sicario e Arrival: la concezione dell’immagine cinematografica di Villeneuve è maestosa e potente. Suoni forti e cacofonici accompagnano tagli di montaggio su paesaggi imponenti, esaltati dal contrasto di luci messo in piedi da Deakins. E’ stato fatto un grandissimo lavoro nel ricreare il dettagliato mondo di Blade Runner; da apprezzare soprattutto come gli autori riescano a comunicare lo scorrere del tempo narrativo: la contaminazione asiatica ha lasciato il passo a quella dell’Est Europa, il setting della grande metropoli, anche se presente, è intervallato da paesaggi desertici, innevati e oceanici dove le avversità climatiche sono padrone di un mondo ormai prossimo alla morte. Se in ogni inquadratura del Blade Runner di Scott erano presenti numerosi e ricchi dettagli, in quelle di Villenueve regna la desolazione, quasi a sottolineare una Terra morente e una migrazione della razza umana verso le colonie extramondo. Il risultato è dei migliori: 2049 è sì un seguito coerente del primo capitolo, ma riesce allo stesso tempo a crearsi un’identità propria.  

L’aspetto tecnico della pellicola quindi non è marginale, ma è sostituito da qualcosa di più importante e controverso. Blade Runner 2049 cerca di essere un film indipendente dalla saga (riuscendoci degnamente) ma pian piano l’eredità della pellicola di Scott si fa più vicina e pericolosa, come una campana che rintocca più forte fino ad assordarti. La storia dell’Agente K è struggente e Ryan Gosling gli dona la giusta profondità emotiva (mi ha ricordato la sua interpretazione in Drive di Refn). Eccellente è il rapporto tra K e la sua compagna Joi (la bellissima Ana de Armas): due amanti vicini seppur lontani, un amore intangibile ma allo stesso tempo intenso, dove i gesti di dolcezza sono limitati allo sfiorare l’altro, come per contenerlo in un disperato tentativo di dimostrare quello che si prova senza andare oltre: una dolce sofferenza che senza dubbio è uno degli elementi migliori della pellicola.

Gli sceneggiatori abituano lo spettatore a una nuova situazione, a un nuovo mondo e a nuovi personaggi per farlo cadere in un vortice di emozioni e situazioni che collegano i due film, soprattutto quando la differenza di ciò che è “reale” e ciò che è “sintetico” viene messa in scena: il grande topic dell’universo di Blade Runner.
L’impatto è sconvolgente e destabilizzante. Non starò qui a dirvi se sia sbagliato o meno, riuscito o no, credo che ognuno di noi reagirà in modo differente; proprio per questo il voto è puramente indicativo, sensazioni più che un giudizio sommario, anche perché non sarei in grado di darne uno.

Gli autori di 2049 sono stati coraggiosi a riprendere di petto le tematiche del primo capitolo (potevano tranquillamente fare un film diverso e scollegato dal primo); la storia si fa più ampia e complessa, forse per creare spunti per un’opera futura, ma è raccontata nel dettaglio anche se con qualche piccola forzatura.

Blade Runner 2049 è un’opera dirompente e intima, un’esperienza cinematografica di altissimo livello da godere assolutamente in sala. Un film non facile da digerire, estremamente complesso, stratificato e colmo di significato. Si può tranquillamente inserire tra i migliori film di fantascienza degli ultimi anni, anche se è ancora troppo presto per fare un paragone con il suo predecessore.  
Di una cosa sono certo: più metabolizzo ciò che ho visto, più sono felice che i produttori abbiano deciso di riportare in sala il mondo di Blade Runner.

 

90/100