Ho visto degli dei volare, ho visto uomini costruire armi inimmaginabili, ho visto alieni cadere dal cielo, ma non ho mai visto niente come questo”. Everett Ross (Martin Freeman), agente della CIA, esordisce con queste parole quando vede per la prima volta il Wakanda: un Paese nascosto nel cuore dell’Africa, uno stato che ha raggiunto il pieno e completo equilibrio tra tecnologia, sviluppo e ambiente. Sicuramente il Paese più avanzato dal punto di vista tecnico e militare grazie, soprattutto, al Vibranio, un metallo che si trova da tempo nelle viscere della terra sotto questa potente nazione. Per preservare e difendere tutto questo, il Wakanda viene nascosto in piena vista, tramite un sistema complesso di ologrammi e di disturbo delle comunicazioni che fa apparire le sue città futuristiche come il più povero stato del Continente Nero. A capo di questo popolo c’è il protagonista della pellicola T’Challa (Chadwick Boseman), che deve prendere il posto lasciato libero dalla morte di suo padre T’Chaka (John Kani), avvenuta nel film “Captain America: Civil War”, il quale ha introdotto il primo supereroe afroamericano del Marvel Cinematic Universe. Tuttavia, il passaggio al trono diventa più complesso quando due suoi nemici si alleano per impedire a T’Challa di governare sul Wakanda, ovvero Ulysses Klaw (Andy Serkis) e Erik Killmonger (Michael B. Jordan).

Tutto inizia ad Oakland nel 1992, con la storia del Wakanda e del suo popolo, fino ad arrivare ai giorni nostri, ovvero, alla storia di T’Challa, l’erede al trono che dovrà scontrarsi con il solito dilemma: “Da grandi poteri, derivano grandi responsabilità” (questa frase girerà nella testa del protagonista per tutta la durata del film). La Marvel questa volta fa un lavoro diverso decidendo di cambiare registro: vengono lasciate da parte le troppe gag comiche, per concentrasi su un discorso più serio e più ampio, che comunque non raggiunge la potenza espressiva di “Logan” di James Mangold. Una pellicola diversa dal solito cinecomic e ricca di novità come le tribù, antichissimi riti, lingue a noi sconosciute che vanno in contrapposizione con l’elevata tecnologia della nazione africana. Ryan Coogler, regista e co-sceneggiatore, riesce a creare qualcosa di unico nonostante una messa in scena più da mestierante che da autore, realizzando un ottimo film che, all’interno di questo universo condiviso, è secondo solamente ai due capitoli sui “Guardiani della Galassia” di James Gunn e il primo “Avengers” di Joss Whedon. Una pellicola ricca di personaggi particolari e ben caratterizzati, con una storia mai banale nonostante i soliti cliché da cinecomic e con una colonna sonora composta da Ludwig Göransson e curata da Kendrick Lamar, decisamente evocativa ed in perfetta sintonia con i toni del film. Insomma con “Black Panther” la Marvel è riuscita a creare l’atmosfera che ha cercato per anni di trovare in “Thor”, portandosi a casa una pellicola sorprendente e visivamente spettacolare.

Ora non vediamo l’ora che arrivi nelle nostre sale il film più atteso di questa Fase 3 del Marvel Cinematic Universe: “Avengers: Infinty War”, dove pare proprio che sia la Pantera Nera sia il Wakanda ricoprano un ruolo più che fondamentale per la continuazione di questo immenso universo condiviso che, secondo il produttore e presidente dei Marvel Studios Kevin Feige, è ancora all’inizio.

Voto: 80/100