[cs_content][cs_section parallax=”false” style=”margin: 0px;padding: 45px 0px;”][cs_row inner_container=”true” marginless_columns=”false” style=”margin: 0px auto;padding: 0px;”][cs_column fade=”false” fade_animation=”in-from-left” fade_animation_offset=”55px” fade_duration=”750″ type=”1/1″ style=”padding: 0px;”][x_raw_content][/x_raw_content][cs_text class=”cs-ta-justify”]Il setting dell’invasione aliena è sicuramente molto affascinante anche se, purtroppo, la maggior parte delle volte, risulta abusato a causa dei ripetuti utilizzi letterari e cinematografici che ne sono stati fatti.
Rendere originale una situazione del genere non è facile. Questa “Mission Impossible” è stata affidata a Denis Villeneuve, sicuramente uno dei registi più in voga del momento e, probabilmente, uno dei pochi in grado di riuscirci.

Dodici misteriose astronavi extraterrestri, soprannominate “gusci”, appaiono improvvisamente in tutta la Terra. Non è chiaro il motivo per cui sono arrivate, o se vi sia una logica dietro la scelta dei luoghi dell’atterraggio. La linguista Louise Banks (Amy Adams) insieme al fisico teorico Ian Donnelly (Jeremy Renner) vengono incaricati dall’Esercito Statunitense di comunicare con gli alieni presenti all’interno dell’astronave atterrata in Montana cercando di comprendere il perché siano arrivati sulla Terra e quali possano essere le loro intenzioni. Sara proprio questo quesito il tema centrale per tutta la durata del film.

Come era facilmente prevedibile, il punto più forte di tutta la pellicola risulta essere proprio il tocco di Denis Villeneuve. Se la sceneggiatura prova a nascondere la risposta alla domanda principale del film cercando di mantenere vivo il dubbio nello spettatore, non riuscendoci pienamente a causa di precise scelte politiche e di scrittura, è la regia a fare il resto. Con un eccellente gioco di luci e ombre, Denis Villeneuve sposta le convinzioni di noi spettatori a suo piacimento facendoci credere prima che noi umani siamo troppo sospettosi e pronti al conflitto, per poi farci temere che tutto sia un elegante inganno degli alieni. Il montaggio certosino, il modo di mettere in scena e d’inquadrare i disperati tentativi dei due protagonisti di comprendere un linguaggio per dialogare con gli alieni, mentre tutto il mondo letteralmente impazzisce, è il cuore pulsante di Arrival.

Prezzo: EUR 12,99

Nonostante una parte di questo incredibile lavoro risulti danneggiata da uno script, come si diceva all’inizio, prevedibile e senza particolari plot twist, ma che anzi nel secondo tempo diventa quasi inutilmente criptico (tanto da costringere moralmente ad una seconda visione), le due ore di Arrival scorrono più che degnamente riuscendo persino a far trattenere il fiato più volte allo spettatore grazie anche a dei brevi intrecci di piani temporali perfettamente inseriti nella cornice. Probabilmente, l’ultima creazione di Denis Villeneuve è il modo più geniale e originale mai visto di raccontare una storia inevitabilmente prevedibile e a tratti scontata.

Amy Adams, azzeccatissima per il suo ruolo di linguista in Arrival, conferma per l’ennesima volta di essere un’attrice completa, con mille e una sfaccettature, in grado di essere la Lois Lane del DCEU (alcune inquadrature di Arrival non possono non ricordare le sequenze di Man of Steel dedicate alla nave kriptoniana) ma anche un’interprete di ruoli più sottili e taglienti (Animali Notturni) o decisi e sensuali (American Hustle). Anche qui, una buona fetta di merito è da attribuire al regista che capisce l’attrice e la dirige egregiamente risaltando la sua espressività e, spesso, utilizzandola per indirizzare la reazione emotiva del pubblico.

Impossibile non citare la pura tecnica cinematografica di Villeneuve il quale, grazie al suo sguardo incredibilmente potente a livello dei migliori registi di blockbuster, ma allo stesso tempo elegante, ricercato e funzionale allo storytelling, conferma a pieno titolo la sua grande fama di filmmaker. Rimanere folgorati da alcune sequenze paesaggistiche particolarmente azzeccate in un film di Villeneuve oramai è ordinario, la cosa che più stupisce è che la sua regia carpisce anche i migliori pregi del cinema d’autore, rendendo il suo stile una inconfondibile firma artistica.

Non resta che aspettare Blade Runner 2049, titolo che probabilmente deciderà il futuro della carriera di questo talentuoso regista. La cosa che fa ben sperare, tanto quasi da mettere la mano sul fuoco, è che le premesse per ora sono davvero ottime.[/cs_text][x_skill_bar heading=”Voto” percent=”80%” bar_text=”8″ bar_bg_color=”hsl(350, 81%, 46%)”][x_video_embed no_container=”true” type=”16:9″][/x_video_embed][x_raw_content][/x_raw_content][/cs_column][/cs_row][cs_row inner_container=”true” marginless_columns=”false” style=”margin: 0px auto;padding: 0px;”][cs_column fade=”false” fade_animation=”in” fade_animation_offset=”45px” fade_duration=”750″ type=”1/1″ style=”padding: 0px;”][x_custom_headline level=”h2″ looks_like=”h6″ accent=”true” class=”cs-ta-left”]acquista su Amazon.it[/x_custom_headline][x_raw_content]

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