I Manetti Bros. ormai sono una garanzia di bel cinema. Lo hanno dimostrato con Piano 17, si sono confermati con L’arrivo di Wang e Paura, fino al successo vero e proprio, sia di pubblico che di critica, con Song’e Napule. Un lavoro, quest’ultimo, che si muoveva nella città di Napoli, così come Ammore e malavita, in uscita il 5 ottobre. Proprio il capoluogo campano assume l’aspetto di una Musa ispiratrice per i Manetti: una città che inevitabilmente fa sorridere ogni volta che ci si torna, come dicono loro stessi. E questo succede guardando Ammore e malavita, un po’ come con Song’e Napule: spunta un dolce sorriso, si respira un’aria più leggera, si prova una insolita euforia.

È un film che ripete il filo conduttore del precedente, spingendo sul connubio tra la passione amorosa e la musica da un lato, la Camorra dall’altro. Il protagonista stavolta non è un imbranato poliziotto sotto copertura laureato al Conservatorio. Tutt’altro: è la Tigre Ciro (Giampaolo Morelli), spietata e letale guardia del corpo di Don Vincenzo Strozzalone (Carlo Buccirosso). Ciro ha l’incarico di eliminare un’infermiera che ha visto troppo, ma dopo averla trovata, scopre che è Fatima (Serena Rossi), il suo grande amore adolescenziale. Decide quindi di mollare l’ambiente camorristico per salvarla e fuggire con lei.

Una trama semplice che richiama le forme del teatro e della sceneggiata napoletani. Ma le sorprese dei Manetti non finiscono qui, perché straordinari inserti musicali arricchiscono il tutto, realizzando un musical originale e frizzante.

Ammore e malavita si muove quindi tra momenti sentimentali, azione alla James Bond, canti e coreografie. E non mancano anche momenti di comicità e di tensione, magistralmente distribuiti secondo uno stile a cui i Manetti ormai ci hanno abituato. E’ un film che non vuole mai prendersi troppo sul serio, che sa dosare la parodia e i momenti cupi. La questione della malavita napoletana non viene ridicolizzata, ma piuttosto viene accennata. Perché non è un film sulla mafia, ma un musical sul rapporto tra amore e malavita, per dirla con le parole del titolo. Il modo migliore per mostrare la bellezza di Napoli e la spensieratezza dei suoi abitanti nonostante tutti i problemi e le difficoltà.

Tuttavia, non è perfetto, anzi. In un film che vede uno scontro di due coppie, Ciro e Fatima da una parte, Strozzalone e la moglie Maria (Claudia Gerini) dall’altra, deve esserci equilibrio tra i personaggi. Un aspetto in cui pecca, soprattutto a causa di una interpretazione piuttosto fiacca da parte di Morelli e Rossi. Invece è notevole, straripante l’interpretazione della Gerini, perfettamente calata nel personaggio (anche se il suo napoletano profuma troppo di romanesco). Molto simpatica l’interpretazione di Buccirosso, che da bravo comico napoletano riesce sempre a strappare una risata.

Altro personaggio importante è l’altra Tigre, Rosario, interpretato da Raiz: scelta molto azzeccata. Il cantante napoletano offre un notevole contributo canoro a questo musical, oltre ad un’interpretazione recitativa niente male.

Pur non eguagliando il livello di Song’e Napule, Ammore e malavita ne prosegue il percorso iniziato. Chissà che i Manetti non decidano di farne addirittura un ciclo di pellicole. Potrebbe essere una scelta interessante, ma anche rischiosa: questo è un film divertente e originale, ma ha molti punti deboli e calcare troppo la mano potrebbe risultare un’arma a doppio taglio.